L’importanza di chiamarsi Cipolla

Agli Australian open di tennis l’Italia festeggia Flavio, 25 anni e 134 del mondo, che ha battuto Tursunov, numero 20 del tabellone. Un successo di un ragazzo nomale che ha dovuto sconfiggere tutti i pregiudizi di un sport per Superuomini <br />

Provate voi a chiamarvi Cipolla e a riuscire poi a combinare qualcosa di buono nella vita. E’ per questo allora che agli Australian Open di tennis l’eroe del giorno è un italiano, dal nome nobile – cioè Flavio – e dal quel cognome un po’ così, che messo assieme ad un fisico non da superstar lo ha marchiato per buona parte della sua carriera. Perché Flavio Cipolla una carriera ce l’ha: di anni ne ha già 25, e per un tennista è una vita, ma di risultati ne ha ottenuti molti, perché se lo vedete in campo e fuori farete fatica a pensare che tra i 128 migliori giocatori del mondo impegnati in un torneo del Grande Slam c’è pure lui. Ed invece c’è ed è pure approdato al secondo turno a dispetto di tutto e di tutti, battendo la testa di serie numero 20, il russo Tursunov, per 4-6, 6-2, 7-6, 7-5, al termine della solita lotta, quella che dura da una vita. La lotta iniziata con papà Quirino, ore e ore a tirare palline sul campo sognando di diventare grande. Ore, giorni, mesi senza l’aiuto di nessuno, perché se sei alto 172 centimetri, pesi 74 chili e in più ti chiami Cipolla, chi ti vuole? La Federazione non di certo (“con quel fisico lì dove vuoi che vada”), le Accademie non ne parliamo (“ma gli hai visto le spalle?”), restavano solo i circoli sottocasa e i cesti di papà Quirino, passando per tornei futures e Challenger per farsi le ossa. Eppure la classifica gli dava ragione: nei primi 400 a 21 anni, nei 200 a 22, e lui lì ad affettare palline ed avversari nell’indifferenza generale. Poi, nel 2007, passa un turno al Roland Garros per poi uscire al secondo, ma sul Centrale e con i complimenti dell’avversario, tale Rafael Nadal. E tutto questo con le armi fatte in casa: un servizio costruito giusto per riuscire a stare in partita (palla a 130 all’ora contro i 180-200 della media), ma un rovescio micidiale che sgonfia le palline, una smorzata velenosa e un’intelligenza tattica sommata alle velocità di gambe che ne fa il giocatore che tutti non vorrebbero mai incontrare anche se sanno di poterlo battere. Risultato: nel 2008 Flavio sale fino al numero 110 della classifica mondiale ed entra nel tabellone degli UsOpen da “lucky loser”, ovvero battuto all’ultimo turno delle qualificazioni ma ripescato per ritiro di uno dei 128. Ne approfitta, lui abituato a giocare sui tre set, vincendo i primi due turni giocando complessivamente 7 ore e 13 minuti, per poi perdere alle porte degli ottavi di finale - dopo essere stato in vantaggio di due set e con le vesciche ai piedi - con Wawrinka, uno che abita stabilmente nei primi 20 posti. Quello che succede dopo è cronaca di ieri, la vittoria su Tursunov e un secondo turno da giocare a Melbourne contro Haas con l’obbiettivo del prossimo miracolo: incontrare Nadal anche in Australia. E soprattutto con la certezza di aver dimostrato che anche un Cipolla può battere tutti i pregiudizi. E perfino un cognome.