L’impossibile accordo di Arese

Cronaca immaginaria di un accordo mai negoziato.
Aprile 2000 - Negli stessi giorni in cui la Fiat decide di cessare la produzione nello stabilimento Alfa Romeo di Arese e apre una procedura di licenziamento collettivo, una delegazione formata dal ministro dell’Industria del governo italiano, dal presidente della Regione Lombardia e dai segretari nazionali dei sindacati metalmeccanici parte per Tokyo, dove incontrerà i vertici della Nissan. La casa giapponese ha recentemente annunciato di essere alla ricerca di un sito in un Paese europeo, preferibilmente nell'area dell'euro, dove dislocare uno stabilimento per la produzione del suo nuovo modello Omega. Si sono già candidati lo stabilimento della Renault di Flins, vicino a Parigi, quelli spagnolo e inglese della stessa Nissan, rispettivamente a Barcellona e a Sunderland. La delegazione italiana si propone di promuovere la candidatura di Arese.
Maggio 2000 - Una convenzione tra Fiat, Regione Lombardia, Fiom Fim e Uilm dà atto della decisione della casa torinese di cessare la produzione di auto ad Arese, ponendo a suo carico un cospicuo indennizzo per tutti i lavoratori che verranno conseguentemente licenziati, nonché il costo dell'attivazione da parte della Regione di un servizio di assistenza intensiva per la riqualificazione e ricollocazione per i lavoratori stessi in altre aziende della zona. Un comunicato congiunto del presidente della Regione e dei segretari regionali dei tre sindacati avverte che «nessun lavoratore dell'Alfa Romeo verrà abbandonato a se stesso: il dispositivo attivato ad Arese garantirà assistenza intensiva per la riqualificazione, mobilità e sostegno del reddito; e resterà attivo a pieno regime finché l'ultimo lavoratore interessato non avrà trovato una nuova occupazione». Verrà garantito a tutti i lavoratori effettivamente impegnati nel programma un trattamento speciale di disoccupazione pari a quello erogato dalla cassa integrazione.
Gennaio 2001 - Il governo britannico chiede all'Unione Europea l'autorizzazione per l'offerta di un finanziamento di 58,8 milioni di dollari alla Nissan, destinato a favorire la scelta di Sunderland per la produzione della nuova Omega. La Regione Lombardia risponde offrendo lo stanziamento di 100 milioni di euro (quanto peraltro è stato stanziato per il progetto dell’auto a idrogeno) per il finanziamento del nuovo insediamento della Nissan ad Arese.
Febbraio 2001 - Una delegazione della Nissan è a Milano per visitare il sito di Arese e discutere nel dettaglio con le autorità italiane le condizioni del possibile nuovo insediamento. I primi incontri danno esiti molto positivi: i dirigenti giapponesi sono visibilmente impressionati dalle opportunità offerte dal nuovo polo logistico progettato ad Arese in funzione della nuova Fiera di Milano (che è in costruzione lì accanto) e dall'offerta della Regione di attivare collegamenti ferroviari diretti tra l'area industriale, l'aeroporto di Malpensa e la Centrale di Milano. Ma ciò che più li ha colpiti è stata la prospettiva, di cui hanno parlato loro i rettori dell'Università Statale e del Politecnico di Milano, dell'attivazione alla Bovisa, a dieci chilometri da Arese, di un nuovo dipartimento interfacoltà dedicato alla ricerca sulle nuove tecnologie dell'automobile e i relativi aspetti ecologici e urbanistici.
Marzo 2001 - Qualche problema sorge invece sul terreno sindacale. I giapponesi propongono un contratto aziendale del tutto indipendente dal contratto nazionale, della durata di cinque anni; propongono per il primo anno retribuzioni-base più basse di un quinto rispetto a quelle previste dal contratto nazionale attualmente in vigore, ma con premi di merito individuali e con la prospettiva di consistenti aumenti successivi, in relazione al raggiungimento di determinati obbiettivi aziendali; più precisamente, propongono un sistema di determinazione dei livelli retributivi individuali basato sulla valutazione delle performances; inoltre un sistema di inquadramento professionale diverso da quello previsto dal contratto nazionale italiano: lo vogliono disegnato in funzione del particolare modello di organizzazione del lavoro che intendono attivare nel nuovo stabilimento; chiedono mano libera nella selezione del personale da assumere; infine chiedono una rinuncia dei sindacati stipulanti a proclamare scioperi in relazione alle materie regolate dal contratto, fino alla sua scadenza: qualsiasi controversia collettiva in proposito non risolvibile immediatamente in azienda - dicono - dovrà essere risolta da un collegio arbitrale precostituito, senza possibilità di impugnazione della decisione da alcuna delle parti. Al termine del secondo incontro la Fiom-Cgil dichiara che le condizioni di lavoro proposte dai dirigenti giapponesi non possono costituire base accettabile per una trattativa e si ritira. La Fim-Cisl e la Uilm, invece, restano al tavolo.
Aprile 2001 - Fim e Uilm raggiungono con la Nissan un accordo, che resta per ora condizionato alla decisione finale della casa giapponese circa l'insediamento ad Arese del suo nuovo stabilimento. Due giorni dopo l'accordo viene presentato pubblicamente ai lavoratori ex-Alfa Romeo che sono ancora senza lavoro, con l'avvertenza che nessuno è obbligato ad accettare le condizioni concordate con la Nissan e che d'altra parte a nessuno è garantita l'assunzione (anche se alla Nissan in quell'area non sarà facile trovare in breve tempo i lavoratori di cui avrà bisogno senza attingere al personale ex-Alfa Romeo). La retribuzione iniziale è effettivamente bassa, ma le prospettive di aumento negli anni successivi sono buone, essendo previsti aumenti rilevanti della retribuzione, fino al raddoppio rispetto al minimo, in relazione ai risultati aziendali e alle performances individuali. Ovviamente, l'accordo non viene messo ai voti ora, poiché nessun partecipante alla riunione è ancora dipendente della Nissan. Se il nuovo insediamento industriale si farà, l'accordo verrà messo ai voti nella prima assemblea dei neo-assunti.
Le reazioni sono discordi: una parte della platea esprime un giudizio nettamente negativo; altri invece considerano la cosa con interesse: la retribuzione iniziale sarà anche bassa, ma sarà pur sempre meglio della cassa integrazione; e le prospettive di sviluppo successivo - stando alle notizie che si hanno dagli altri stabilimenti europei della Nissan - sono promettenti. Circolano tra i partecipanti alla riunione tabelle salariali dalle quali risulta che i dipendenti dello stabilimento della Nissan di Sunderland guadagnano mediamente il doppio rispetto ai metalmeccanici italiani.
Giugno 2001 - Durante una tournée del Teatro alla Scala in Giappone il vice-presidente della Nissan dà l'attesissimo annuncio che la Omega verrà prodotta ad Arese. Pochi giorni dopo la neo-costituita S.p.A. Nissan Italia dà incarico a una grande agenzia del lavoro multinazionale operante in Italia di procedere alla selezione dei primi 500 lavoratori da assumere per l'attivazione della nuova linea di produzione. Altri 500 verranno assunti, secondo il programma, nel corso del prossimo anno.
Gennaio 2002 - Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi inaugura il nuovo stabilimento Nissan di Arese, dove le prime squadre di tecnici sono già all'opera: «La grande tradizione italiana nell'industria dell'auto - egli dice nel breve discorso augurale - con questa iniziativa si arricchisce di nuova linfa vitale; e sono certo che anche il sistema italiano di relazioni industriali saprà trarre vantaggio dalla sperimentazione di nuove possibili forme di organizzazione dei rapporti collettivi e individuali di lavoro, in un contesto di sano pluralismo e rispetto reciproco tra le grandi organizzazioni che di quel sistema fanno parte, nel quadro dei principi intangibili fissati dalla nostra Costituzione».
La realtà è che la Fim e la Uilm non ci pensano neppure a negoziare e firmare un accordo come quello di cui stiamo fantasticando (per quanto esso ricalchi fedelmente quello sperimentato con successo a Sunderland). Non perché esso sia irrimediabilmente incompatibile con i loro principi, ma perché esse sanno bene che esso verrebbe bloccato fin dai suoi primi passi, per incompatibilità con il sistema del diritto del lavoro e sindacale oggi effettivamente vigente in Italia. Insomma: qui da noi «non è cosa» (a meno che non si sia d'accordo tutti quanti, Cgil compresa; e anche in quel caso gli ostacoli non mancherebbero).