L’impossibile dietrofront del Papa

Gli argomenti usati da Ida Magli per motivare la cancellazione del viaggio di Papa Benedetto in Turchia sono molto forti. Il dialogo non esiste sul piano teologico tra la Chiesa cattolica e la religione islamica, che non ha nemmeno una teologia in senso occidentale, cioè un’esposizione sistematica delle ragioni della sua fede. La fede islamica si fonda solo su se stessa e accetta la lettera coranica senza interpretazioni e senza argomenti. Il viaggio del Papa avverrà in un Paese occupato dalle forze dell’esercito e della polizia, sarà una prova di forza del controllo che le istituzioni statali esercitano sul loro territorio. Ma, dietro la barriera della polizia e dell’esercito, apparirà una folla in protesta che raggiungerà probabilmente il suo punto più alto quando il Papa visiterà Santa Sofia, la grande chiesa dell’Impero d’Oriente divenuta moschea ed ora museo, anche se vi è un piccolo luogo di culto islamico nei suoi pressi e vi è insistenza che essa torni ad essere moschea, luogo di preghiera musulmano. Il Papa così apparirà protetto dallo Stato contro un popolo turco che sembra intenzionato a manifestargli contro. Il viaggio stesso, quindi, potrebbe risultare una frattura emozionale tra l’Occidente e la Turchia, che è proprio quello che Benedetto XVI vuole evitare. Il fatto che il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri siano assenti dalla Turchia per andare a un vertice internazionale, indica già la conflittualità che esiste a livello di governo. Pure in questo caso non è possibile annullare il viaggio, vorrebbe dire che il Papa, cioè una grande autorità spirituale d’Occidente, ritiene che non vi sia libertà religiosa in Turchia. Certamente ve ne è poca per i cristiani che sono condannati se riescono a convertire un islamico al cristianesimo, come è accaduto di recente. Ma se il Papa annullasse il suo viaggio vorrebbe dire che la Turchia stessa si rifiuta di lasciare spazio alle autorità religiose delle fedi diverse da quella islamica. La cancellazione del viaggio sarebbe quindi un colpo alle trattative tra Unione Europea e Turchia, che sono già a un punto morto per la questione di Cipro. Se il Papa deve andare in Turchia lo è ormai nell’interesse dei rapporti fra lo Stato turco e l’Unione Europea, cioè nell’interesse del popolo turco stesso. È un viaggio rischioso, anche personalmente, per via del drammatico precedente dell’attentato dei Lupi Grigi a Giovanni Paolo II. Sono di nuovo i Lupi Grigi, nella loro mistura tra il nazionalismo turco e l’identità islamica, ad essere in prima linea nelle manifestazioni contro il Papa e il suo viaggio.
Vi sono tutti gli elementi del dramma. Ma Papa Benedetto è un cristiano che sa affrontare anche il rischio che questo viaggio comporta. I rapporti tra Turchia e Occidente sono un nesso troppo importante nell’equilibrio del mondo perché possano essere spezzati con la rottura formale tra Santa Sede e governo turco. Questo viaggio sarà uno spettacolo sotto gli occhi del mondo, perché misurerà i rapporti che esistono tra un Paese chiave del mondo islamico come la Turchia e l’Occidente. Il governo turco sa come impedire le manifestazioni ostili: e non ha interesse che esse avvengano. Ma il Papa ha il coraggio per correre il rischio grave che il viaggio comporta e, proprio perché è un cristiano, non tornerà indietro.