L’impossibile missione di Bush in Medio Oriente

«Il mio sogno più sexy è che Israele venga violentato dagli Usa». Non è la fantasia del capo di Hamas alla vigilia della visita di Bush in Israele, ma la battuta che David Landau, direttore del giornale radical-liberal di Israele, Ha’aretz, ha detto qualche tempo fa a una stupefatta Condoleezza Rice durante un pranzo. La battuta di Landau, da sempre su linee di critica spietata al suo Paese, significa: per favore, trascinateci a qualsiasi compromesso riteniate utile per un accordo di pace. Vuol dire, anche se lui non lo sa: solo con un forzatura si può realizzare l’improbabile.
La battuta è diventata di massima attualità, perché tutti si domandano se Bush, nei suoi incontri con Ehud Olmert e con Abu Mazen, darà una spallata per far progredire la sua invenzione: l’impegno di Annapolis che alla fine del 2008 ci sarà la pace. Già si sa che difficilmente si terrà un incontro a tre, Bush, Olmert, Abu Mazen. Da un mese a questa parte l’incontro di Annapolis si è limitato a produrre altri incontri e niente altro che scontri e accuse. Gli eventi reali riguardano una guerra a intensità bassa (ma non tanto) con continui bombardamenti e cospirazioni terroristiche sia di Hamas che di Fatah, e dure risposte israeliane. Intorno, le minacce di Ahmadinejad e Nasrallah, che dal Libano due giorni fa ha di nuovo promesso guerra, e persino Bin Laden, che annuncia che i prossimi attentati sono per Israele.
L’ultimo grosso episodio di guerra è di giovedì, quando un missile Katiusha Grad da Gaza ha raggiunto Ashkelon: una dimostrazione di forza che allude a missili forse già approntati per raggiungere aree lontane, forse Tel Aviv. L’uso del Grad è stato rivendicato dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, gli uomini del vecchio terrorista Ahmad Jibril, ma Khaled Mashaal stesso ha confermato ieri che «Hamas ha fornito i missili». Questo il clima in cui Bush atterra, esacerbato dalla reazione di Israele che da mesi minaccia di entrare in forze a Gaza per fermare i bombardamenti e prevenire la costruzione di armi e operazioni, ma se ne trattiene per conservare la linea di Annapolis. In cambio pratica una linea di assassinii mirati per cui solo nell’ultima settimana sono stati uccisi 30 palestinesi.
«Le istruzioni di sparare le katiushe vengono da Damasco e da Teheran - dice un ufficiale di Fatah - e sono mirate a terremotare la visita di Bush». La realtà è che Bush, che punta i suoi ultimi mesi da presidente sulla politica internazionale, non ha superato gli ostacoli basilari per ottenere una pace fra israeliani e palestinesi. Ehud Olmert alla vigilia della visita insiste sulla necessità di «sacrifici», ma vuole da Bush il permesso di agire militarmente per bloccare i missili anche durante le trattative. Abu Mazen da parte sua vuole un impegno totale a non costruire nei Territori; ma soprattutto non è disponibile, proprio come Hamas, a sillabare l’accettazione di uno Stato ebraico a fianco del futuro Stato palestinese. Pesa il ricatto ideologico e fisico della jihad, che trattiene la leadership palestinese da un compromesso che aprirebbe il cuore di Israele. La maggiore obiezione israeliana a concessioni territoriali è quella suggerita dal fantasma di Gaza e del Libano: una volta che Israele si è ritirata, si sono insediati qua Hamas e là Hezbollah. Olmert e Bush, si dice, parleranno anche di Iran. Ma anche su questo tema non ci saranno impegni decisivi alla vigilia del suo giro nel mondo arabo. Bush chiederà lo sgombero degli outpost e si dichiarerà sicuro del valore dei contendenti: ma essendo più intelligente di Landau, penserà che una “violenza” a Israele potrebbe risolversi in una violenza a tutto il mondo occidentale.