L’imprenditore «delocalizza»: dalla Cina a Sestri Ponente

«Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia». Così diceva Erasmo da Rotterdam nel Cinquecento, e così si può dire oggi, nel 2011, per commentare la decisione coraggiosa presa da Walter Pilloni per la sua Ecomission: spostare la produzione dei mezzi dalla Cina a Sestri Ponente. Nella situazione socioeconomica attuale, una scelta del genere, soprattutto a Genova dove gli ultimi avanzi della città industriale rischiano di andarsene con la chiusura di Fincantieri, risulta appunto folle. Ma dietro a questa apparente follia si cela un enorme potenziale per la città, se solo si volesse sfruttarlo. Pilloni è infatti il presidente di Ecomission, azienda leader a livello nazionale della mobilità elettrica su due ruote (grazie soprattutto ad EcoJumbo, il fiore all'occhiello della produzione) ma anche centro di continua ricerca e sviluppo per colonnine di ricarica, bici e auto elettriche. Insomma, se l'arretratezza italiana in questo settore non permette che questo sia il presente, perlomeno non ci sono opposizioni nel sostenere che sia il futuro della mobilità. «Stiamo già lavorando per far si che entro la fine dell'anno possa partire la produzione qui a Sestri - ha spiegato Pilloni -. Sembra una follia questa scelta ma la facciamo perché l'attenzione che possiamo dare noi qua è superiore a quella che possono metterci i colleghi cinesi. Vogliamo un prodotto al 100% made in Italy che possa toccare i massimi livelli». «Il risparmio dovremo poi ottenerlo sui costi di garanzia, arrivando ad una formula “vendi e dimentica” - ha specificato -. Contiamo infatti di consegnare un prodotto di una tale qualità da non dover mai ricorrere al servizio di garanzia per eventuali guasti». Dietro a questa scommessa imprenditoriale si celano altre due ottime notizie per Genova. La prima è l'incremento dello staff di Ecomission, che almeno in partenza offrirà una dozzina di nuovi posti di lavoro, ma se il progetto decollasse potrebbero diventare anche di più. La seconda, invece, riguarda i prezzi di listino, mantenuti invariati (3500 euro per l'EcoJumbo, che diventano 3300 per i genovesi). «Quando si è imprenditori bisogna saper rischiare - ha confessato Walter Pilloni -. La mia è una scommessa con scadenza due anni, se in questi 24 mesi le cose andranno bene come credo, la produzione rimarrà a Sestri, altrimenti saremo costretti a tornare in Cina». Rimanendo in ambito imprenditoriale, da Pilloni è partito un vero e proprio appello a tutti i big dell'imprenditoria genovese, per cercare un supporto, non tanto a livello economico quanto d'immagine. «Al progetto Ecomission servirebbe che si affiancassero imprenditori del calibro di Garrone, Preziosi e Malacalza - ha spiegato -. In questo modo riusciremmo a colmare il gap che ci separa dalle grandi aziende nazionali e rilancerebbe con un'eco ancora più forte il nostro progetto di prima fabbrica italiana al 100% made in Italy».
L'aspetto negativo dell progetto Ecomission, invece, è legato alla contestualizzazione con le istituzioni locali. Non è un caso infatti che le vendite dei veicoli vadano a gonfie vele in Italia ma male a Genova, per via di non scelte, da parte delle istituzioni. Il caso più emblematico è rappresentato dal Comune che dopo aver inaugurato una colonnina di ricarica in piazza Poch a Sestri (quasi mai funzionante e circondata dai classici cavalletti dell'Aster) ha promesso decine di colonnine per tutta Genova entro l'estate. Siamo ad ottobre e non se ne vede manco l'ombra. Ancora peggio ha fatto la Provincia, organizzando la settimana dell'Eco Mobility on Tour, per sostenere la mobilità elettrica. Peccato che i partner ricercati dall'ente siano stati Citroen, Mitsubishi, Peugeot, Piaggio e Toyota. La genovesissima Ecomission neanche contattata.