L’imprenditore e l’eticità della produzione

L’eccellenza della prestazione lavorativa ha un alto valore morale. La vocazione professionale – in tedesco “beruf”, in inglese “calling” – quasi riecheggia una chiamata divina e caratterizza soprattutto le civiltà a decisioni decentrate. Imprenditori, lavoratori, risparmiatori e, in genere, assuntori di fatiche, astinenze, responsabilità, incertezze e rischi beneficano il consorzio civile, contribuendo a soddisfare i bisogni altrui.
La produzione assolve una funzione economica ed etica, perché concorre a liberare l’umanità dalla miseria. L’impresa è strumento del benessere comune e persegue l’economicità (produttività), positivo rapporto fra utilità prodotte e consumate, nonché espressione del generale principio di razionalità (minimo mezzo). Correttamente intesa, l’impresa mira a massimi simultanei – dividendo, autofinanziamento, retribuzione dei dipendenti, appagamento dei consumatori, rispetto ambientale, interesse ai creditori – e contribuisce pure all’Erario.
L’impresa privata, specie individuale, è particolarmente idonea a utilizzare l’iniziativa umana, che è l’energia chiave dell’efficacia operativa.
L’imprenditore eticamente motivato punta al guadagno onesto. Il profitto normale è solo un mezzo necessario all’impresa, il cui vero fine è quello d’ogni organismo: la vita.