L’imprenditore scomparso ammazzato da tre dominicani

Il giallo del Gratosoglio. Stefano Cerri ucciso dalla gang che doveva rapirlo per conto di Stefano Savasta, il rivale in amore già in cella per l’omicidio

Sembrava un’impresa impossibile per gli investigatori della squadra mobile, il classico rebus con troppe incognite per essere decifrato. Il giallo della scomparsa di Stefano Cerri, l’imprenditore milanese sparito il 10 dicembre di due anni fa da Milano ma il cui cadavere non è mai stato ritrovato, appariva ormai cristallizzato nella retorica dialettica, la prova di forza tra accusatori e accusato, tra gli inquirenti da una parte e Stefano Savasta, l’imprenditore rivale in amore di Cerri e in cella con l’accusa di omicidio, dall’altra. Ieri la sorpresa: dopo settimane di scavi nelle vicinanze del centro commerciale «Fiordaliso», tra Rozzano e Milano, non ci sono ancora resti di cadavere. Tuttavia chi doveva «cantare» ha cantato. E non si tratta di voci visto che ad essere accusati di aver picchiato Cerri fino a ucciderlo (forse non intenzionalmente, ma durante un maldestro tentativo di sequestro messo in atto per dare una lezione alla vittima) per poi nasconderne i resti sottoterra, sono tre dominicani, ora accusati di omicidio volontario in concorso. Avrebbero accettato di assassinare l’imprenditore milanese in cambio di duemila euro e, anche se non hanno ancora confessato, la Polizia si dice certa che, nel periodo immediatamente antecedente la sparizione, uno di loro (che avrebbe poi assoldato gli altri due) ha avuto più e più contatti con Savasta.
Wilton Valles Martinez, 30 anni, regolare, buttafuori in una discoteca, sposato con un’italiana, ha infatti dichiarato agli investigatori di essere stato arruolato da uno degli altri due connazionali - Omar Calcano, 32 anni, anche lui buttafuori, e Marky Ernandez Rodriguez, di 18, parrucchiere - per partecipare al sequestro della vittima in cambio dei famigerati duemila euro (peraltro mai incassati).
L’extracomunitario ha raccontato di essere salito a bordo di un furgone con i due connazionali, il giorno del delitto, e di aver prelevato Stefano Cerri fuori della sua azienda, in via Gratosoglio. Dopo essere stato caricato a forza sul mezzo, l’imprenditore è stato percosso fino alla morte. Una delle ipotesi è che, forse, i tre immigrati fossero stati incaricati di rapire e picchiare Stefano Cerri ma che la situazione sarebbe loro sfuggita di mano. Martinez ha comunque raccontato di non essere mai stato al corrente dello scopo della spedizione e di essere stato alla guida del furgone mentre avveniva il delitto. Il corpo della vittima sarebbe quindi stato poi nascosto nell’area di un depuratore, al confine tra Milano e Rozzano, non lontano dal centro commerciale Fiordaliso.
Per quasi un mese da queste dichiarazioni (rese all’inizio di febbraio, quando i dominicani sono stati arrestati) sono andati avanti gli scavi per cercare i resti dell’imprenditore, ma senza esito: lo scorso anno infatti nell’area sono stati eseguiti una serie di lavori e non è escluso che le ruspe possano aver cancellato irrimediabilmente ogni traccia. L’orientamento iniziale degli investigatori, però, non è mai cambiato: dietro la terribile fine di Cerri, com’è emerso fin dal 2008, ci sarebbe sempre e solo lui, Stefano Savasta, mandante dell’omicidio e da sempre dichiaratosi innocente.