«L’impresa-famiglia garanzia di continuità per i nostri clienti»

Paolo Vitelli, presidente-fondatore del gruppo Azimut-Benetti, è soddisfatto. I primi risultati della stagione nautica 2010-2011, iniziata a Cannes nel settembre scorso, sono già indicativi di un mercato in ripresa e di strategie aziendali azzeccate. Dopo Cannes, conferme importanti sono arrivare da Genova e Montecarlo, ma anche da Fort Lauderdale (Florida).
Presidente, è tornato di grande attualità il confronto tra gestione manageriale e conduzione imprenditoriale. Com’è la situazione nel settore nautico?
«Premesso che la gestione manageriale è ancora necessaria, sono gli eccessi della finanza che hanno procurato guai alle aziende. La differenza tra conduzione privata e quella della finanza sta nella gestione strategica. Bisogna capire, cioè, qual è il fine a lungo termine dell’azienda. Mentre la finanza compra e vende le azioni, quindi valorizza le imprese, la gestione familiare proietta l’azienda nel lungo termine. Voglio dire che la famiglia si pone sempre l’obiettivo della continuità, non quello della vendita. Tuttavia, soprattutto in periodi di crisi, la differenza la fanno il coraggio e l’intraprendenza dell’imprenditore. Io credo nelle squadre stabili e di lungo percorso. Non a caso in Azimut-Benetti i ruoli chiave sono affidati a manager formati in azienda e con i quali c’è una grande sintonia di visione. In questo caso, il ruolo centrale dell’imprenditore e le sue scelte, ad esempio la volontà di reinvestire sempre gli utili nell’ulteriore crescita e sviluppo della società, vengono condivisi a priori e portati avanti di comune accordo. Nel nostro settore non si tratta di un caso isolato: ci sono infatti altre belle storie di aziende familiari. Ma è soltanto una mia riflessione, convinto come sono che un’azienda impegnata a comprare e a vendere se stessa non dà garanzie al cliente».
La sua è un’azienda di respiro internazionale, presente nei principali mercati del mondo. Tuttavia concentra gran parte della produzione in Italia. Che cosa significa per voi il made in Italy?
«Un riferimento enorme per i nostri acquirenti. Significa fare, produrre, creare secondo i canoni dell’eccellenza tipica del nostro Paese. Non a caso, nelle poche eccezioni in cui produciamo all’estero, lo facciamo solo dopo aver formato attentamente il nostro personale per garantire gli stessi standard di qualità che otteniamo in Italia. Per noi è molto importante produrre i nostri utili in Italia. In Italia si può e si deve ancora stare… Altrimenti si va verso una decadenza molto rapida del sistema Paese».
I saloni europei hanno premiato soprattutto chi ha proposto novità...
«Un’azienda privata come la nostra ha sempre reinvestito gli utili trovando così le risorse per creare nuovi modelli. Oggi un’azienda indebitata non ha alcuna possibilità di fare investimenti. Noi abbiamo un patrimonio aziendale forte, un debito minimo, quindi abbiamo le risorse. Questi nuovi modelli sono importanti perché riducono enormemente la guerra dei prezzi che si è scatenata da un paio d’anni. Un modello appena uscito è meno sensibile a offerte scandalose. Il vecchio è oggetto di sconti molto elastici… Abbiamo capito sin dall’inizio della crisi che in quest’area avremmo potuto segnare importanti punti di distacco dai competitor e pertanto il nostro programma di sviluppo prodotti è proseguito senza variazioni. Posso anticiparle che nei prossimi 5 anni svilupperemo 32 nuovi modelli. Quest’anno abbiamo fatto molto in tutti i nostri segmenti: si pensi alla Collezione Grande di Azimut Yacht, al nuovo Magellano, ai due nuovi modelli di Atlantis e soprattutto al rinnovamento, con due novità, della linea Benetti Class».
Quanto conta avere un centro di ricerca e sviluppo come il vostro?
«La ricerca e sviluppo di Azimut-Benetti nasce nel 2002, nella sede distaccata di Varazze. Siamo cresciuti molto. Attualmente il team è composto da una ventina di giovani ingegneri con un impegno finanziario annuale di 1 milione di euro. Il notro centro collabora inoltre con le principali università (Sant’Anna di Pisa, Genova, Politecnico Torino) e centri italiani ed europei (Cetena, Krylov ship-building research Institute, Brodarski Institut) oltre ai supplyer (Diab, Zf, Volvo)
La stagione è ormai avviata. Che cosa si aspetta? Su quali modelli il suo gruppo punta di più?
«Innanzitutto su quelli innovativi, Magellano in testa. Però ho notato che la clientela internazionale, pur molto attenta alle novità, prende ancora in considerazione i modelli collaudati e affidabili. Per il resto sarà ancora un anno di transizione, ma allo stesso tempo cruciale per definire l’andamento del mercato. Noi puntiamo alla stabilità. Il futuro si giocherà molto nell’area dell’eco-compatibilità. Notiamo molto interesse attorno a noi. Credo che molte trattative si concluderanno tra la fine dell’anno e gli inizi del 2011».
Il refitting sembra essere un’altra grande opportunità di business per i cantieri. Come si comporta in questo ambito la vostra divisione Yachtique?
«Siamo molto contenti di questa nostra attività. Ci proponiamo di aprire a breve termine altri due siti in grado di attirare clienti internazionali. Abbiamo attrezzature adeguate per qualsiasi esigenza. Il mercato c’è. Chi non compra la barca nuova pensa sicuramente di ristrutturare la vecchia. È un’attività che ci ha dato utili».