L’improbabile ma curiosa amicizia tra Hitler e un ebreo squattrinato

Al Teatro Leonardo fino al 10 febbraio, la farsa di Tabori che «osa» affrontare con humor nero la tragedia della Shoah

Mein Kampf, il lavoro scritto da Gorge Tabori nel 1987 - in scena fino al 10 febbraio al Teatro Leonardo con la compagnia I Fratellini Batoli-Cantarelli-Marcucci - offre, in coincidenza della Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio, un’occasione per riflettere sulla tragedia della Shoah e sui motivi che Tabori riconduce ad essa: oltre all’antisemitismo, il tema più generale della discriminazione e della paura di ciò che è percepito come «altro». È soprattutto il modo in cui l’autore affronta questi argomenti - controcorrente rispetto a gran parte della letteratura della Shoah - a suggerire nuove prospettive e dare spunto a numerose discussioni: Tabori sceglie per il suo «teatro della memoria» elementi grotteschi, ricorre spesso a un umorismo nero e macabro, facendo propria la tradizione ebraica del Witz.
«È una storia banale, nel senso hollywoodiano del termine. Una grande storia d’amore. Hitler e il suo Ebreo. Un caso orribile». Con queste parole, stampate sul programma di sala del Burgtheater, dove nel 1987 debutta Mein Kampf, George Tabori lanciava una nuova provocazione al pubblico viennese.
Anche quella volta fu un successo e l’opera, definita dall’autore «una farsa teologica» sarebbe diventata il suo testo più noto e rappresentato nel mondo. Nell’arco di questa «grande storia d’amore», che si svolge a Vienna all’inizio del secolo scorso, assistiamo all’incontro tra Shlomo Herzl, uno squattrinato libraio che sogna di scrivere un libro sul senso dell’esistenza – e quindi l’esatta antitesi dell’ebreo materialista e usuraio – e il giovane Hitler, giunto nella capitale dalla provincia per sostenere l’esame d’ammissione all’Accademia di Belle arti.
Hitler, supportato da Himmlisch (chiaramente Heinrich Himmler), temendo che i suoi piani di conquista del mondo vengano svelati, pretende che Slomo gli consegni il romanzo tanto atteso, appunto Mein Kampf; e quando Herzl, messo alle strette, dichiara che il libro esiste solo nella sua testa, è costretto ad assistere al sacrificio della gallina Mitzi che viene fatta a pezzi sotto ai suoi occhi e cucinata in una «deliziosa salsa di sangue», macabra anticipazione dello sterminio che di lì a poco colpirà l’umanità.
Come molte delle produzioni di Tabori, Mein Kampf è un collage che lavora per ibridi e contrapposizioni, con citazioni che rimandano a Chaplin, allegorie barocche come la raffigurazione della Morte, incursioni nel Faust ed echi della tradizione ebraica e ashkenazita. Tabori costruisce uno scenario paradossale per presentarci un improbabile ma verosimile incontro tra il giovane Hitler, aspirante pittore, e un mendicante ebreo nella grande Vienna, avviata alla guerra e alla decadenza: una curiosa amicizia «contro natura», fra un semplice libraio e il futuro capo dei nazisti.
Mein Kampf
Teatro Leonardo
via Ampère 1
ang. piazza Leonardo da Vinci
fino al 10 febbraio
da martedì a sabato ore 20.45
domenica ore 16
Biglietti: euro 21,50 e 14,50
Prenotazioni: tel. 02 71 67 91
www.elfo.org