«L’impulso omicida non si può prevedere»

«Un consiglio ai familiari dei malati psichici: se il soggetto è violento chiamate polizia o carabinieri»

Marisa De Moliner

Quella di Davoli in provincia di Catanzaro è stata la cronaca di una tragedia annunciata. Certamente per i parenti del quarantunenne idraulico matricida, ma non per gli psichiatri. «Se due strutture lo hanno rifiutato è perché gli psichiatri non hanno ritenuto di ricoverarlo. Probabilmente gli avranno prescritto dei farmaci che non è detto che il paziente abbia assunto», spiega Antonino Guerrini responsabile del Piano urbano per la salute mentale in Lombardia e fino a dieci mesi fa direttore del dipartimento psichiatrico dell'ospedale di Niguarda a Milano. «Potrebbe essere andata così - prosegue lo psichiatra - a meno che l’omicida non si sia rifiutato di farsi ricoverare. Dagli elementi sinora emersi non si può ipotizzare diversamente».
Il drammatico caso sembra di difficile interpretazione anche per l'addetto ai lavori. «L'età del soggetto - spiega Antonino Guerrini - è quella tipica in cui si manifesta la violenza, anche perché alle spalle ci possono essere tanti anni di malattia. Anni in cui s'è venuto a creare un mix esplosivo come quello che vede abbinati aspetti psicotici ad altri caratteriali. A questi poi spesso va aggiunto anche l'abuso di alcol».
A guastare il tipico quadro clinico però è il comportamento del quarantunenne calabrese.
«Il tentativo che ha messo in atto attribuendo ad altri l'omicidio non è tipico di un malato di mente. In genere non tendono a mascherare le loro azioni. I gesti dei malati psichici sono trasparenti».
Ma anche prevedibili?
«Non tutti e non sempre: l'impulsività omicida e distruttiva non è anticipabile dalla storia del paziente anche se si è già dimostrato violento in passato».
Qualche consiglio per i parenti di persone malate di mente o anche in preda per la prima volta a crisi psichiatriche?
«I familiari possono chiamare il medico di base o anche la guardia medica che possono contattare il centro psichiatrico di zona. Se il soggetto è violento meglio chiamare polizia o carabinieri che a loro volta interpellano i vigili urbani cui tocca contattare lo psichiatra di turno che può convalidare il Tso cioè il trattamento sanitario obbligatorio, quello che consente il ricovero forzato del soggetto anche contro la sua volontà».
Il caso di Catanzaro non dimostra il fallimento della legge 180?
«La legge 180 ha trasformato in positivo la vita dei malati di mente che in manicomio vivevano in reclusione. Non è la 180 che non funziona, a non funzionare perfettamente possono essere i servizi che dipendono dalle persone. E precisamente dal numero degli operatori. Purtroppo in tutta Italia nel settore della salute mentale si risente della crisi dovuta a mancanza d'investimenti e alla carenza di risorse finanziarie».