L’inceneritore migliore del mondo è dell’ingegnere che nessuno ascolta

Martino Bolla, pensionato Ansaldo, progettista del termovalorizzatore di Brescia spiega perché a Genova si deve costruire sotto la Lanterna

Solo contro tutti: politici, ambientalisti, comitati. Martino Bolla, ingegnere di Ansaldo in pensione, da anni si batte per una causa: risolvere il problema dei rifiuti di Genova. Quando gli parli, ti guarda coi suoi 80 anni di età, e capisci che nel cuore ha solo la sua città, la sua famiglia e i suoi nipotini. È per loro che da anni cerca di farsi ascoltare dagli amministratori, di esporre il suo punto di vista. Invano. Non importa se Bolla ha progettato il più grosso termovalorizzatore europeo in provincia di Brescia. Neanche se detto termovalorizzatore è stato premiato lo scorso anno da una giuria internazionale (il Wtert - Waste to energy research and tecnology council - della Columbia Univirsity) come l'impianto migliore al mondo in termini di efficienza, rispetto per l'ambiente e rendimento energetico.
Forse, viene da chiedersi, se Martino Bolla fosse un fanatico ambientalista o un consulente da parcelle a sei zeri, allora sì che verrebbe interpellato da tutti. Ma lui, il super ingegnere senza ipocrisie e senza preconcetti, non chiede una lira. Alla sua età. Con la sua esperienza. Per la sua città. Chiede solo di essere ascoltato, di poter esporre agli amministratori gli studi fatti, le misure «verificabili in qualsiasi momento grazie ai dati relativi all'inceneritore di Brescia». Niente numeri campati in aria, niente fantasie. Eppure, scrive ancora una volta Bolla lo scorso 9 maggio, «tali misure hanno ricevuto dalle istituzioni minore attenzione delle previsioni, e qui sottolineo previsioni ancora tutte da verificare, fatte dalle associazioni ambientaliste», e dai comici, è il caso di ricordare, visto lo show che Beppe Grillo ha tenuto a Genova alcuni mesi fa proprio contro l'inceneritore. È solo l'ultima di una serie di lettere inviate dall'ingegnere a tutte le istituzioni: Comune, Provincia e Regione. La prima risale al 12 marzo del 2001 - quando l'Ato non aveva ancora deciso di realizzare l'inceneritore a Scarpino - ed è indirizzata alla commissione urbanistica del Comune di Genova alla quale Bolla chiede una audizione. Niente. È il 2003 e Bolla, leggendo sempre sui giornali nuove notizie, contronotizie, appelli, proteste, proclami, in merito al nuovo inceneritore, prende carta e penna e scrive di nuovo (inutilmente). Questa volta al sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, all'assessore Renata Briano e al presidente della Provincia, Alessandro Repetto, chiedendo nuovamente di essere ascoltato per presentare il modello di funzionamento dell'impianto lombardo: 50 mila case riscaldate con l'energia termica prodotta dal termovalorizzatore (il cosiddetto teleriscaldamento), livelli di produzione di energia elettrica superiori ai maggiori inceneritori del mondo e livelli di inquinamento, le famigerate polveri sottili, al di sotto dello 0,5 per cento quando il limite di legge è fissato a 10. Valori che potranno essere addirittura superati a Genova realizzando un inceneritore regionale in porto, ha cercato di spiegare Bolla. Dati alla mano: 603 Gwh di elettricità prodotta, 268 Gwh di calore per il teleriscaldamento con 173 mila tonnellate all'anno di combustibile risparmiato. Meno combustibile per la centrale a carbone sotto la Lanterna e per le abitazioni corrisponde a meno inquinamento. Sta tutta qui l'equazione di Bolla che nel 2004 invia al sindaco una memoria tecnica relativa al trattamento dei rifiuti.
Nel 2005 si rivolge al presidente della regione, Claudio Burlando. Questa volta un filo di luce, una speranza: Burlando comunica a Bolla che passerà all'assessore competente, Franco Zunino (Rc), le sue osservazioni. Poi il nulla. Ci riprova quest'anno durante la campagna elettorale. Contatta politici, partiti. Energiche segretarie lo ascoltano, prendono nota e gli assicurano che verrà contattato, con tanti ringraziamenti. Quando? Non si sa.