Dopo l’inchiesta le accuse: «Troppi interessi su Chinatown»

I grossisti di via Bramante sono 5 volte quelli dell’intera città

Oltre l’inchiesta del Pm Grazia Pradella sull’associazione Alkeos di piazza Gramsci, al centro di un procedimento contro ignoti per 580 mila euro di finanziamento ricevuto dal Comune, contro Alkeos ora si alzano le accuse del comitato di quartiere Vivisarpi. Questo mentre il console cinese si duole con il prefetto per il giro di vite della polizia municipale sullo scarico merci di via Sarpi.
Da parte sua Vivisarpi «stigmatizza il comportamento di Alkeos - si legge in un comunicato - che, pur utilizzando contributi di tutti i cittadini, anziché agire a favore di una reale integrazione e contaminazione fra culture diverse gioca pericolosamente con una contrapposizione fra comunità che è all’opposto di una qualunque azione di mediazione». Una critica alle iniziative di Alkeos, che segue quelle al vice presidente del Consiglio Stefano Di Martino. Aveva pubblicamente difeso i cinesi dal blitz dei ghisa e dalle multe ai carellini, arrivando a redarguire i vigili di piazza Beccaria. Del resto la presenza dei grossisti soffoca la vita quotidiana. Solo in via Bramante sono presenti 75 commercianti all’ingrosso, con un’incidenza nel rapporto grossisti/abitanti cinque volte superiore alla media della città. Mentre in via Sarpi il rapporto vede 36 grossisti con 1.689 abitanti.
Di Martino, non indagato nell’inchiesta della Procura di Milano sull’associazione Alkeos di Emanuela Troisi, è da sempre sensibile ai problemi dei cinesi ai quali dedica grande attenzione. Con un’attività sicuramente poliedrica. A iniziare, ad esempio, dai contatti avviati con alcuni imprenditori e commercianti italiani proponendo loro di esportare i loro prodotti a Shanghai. Un’altra avventura era iniziata invece nel novembre del 2003 quando aveva invece aperto con il console onorario della Bielorussia, Michele D’Arasmo, la società di import-export Dobra International srl. L’impresa inizialmente doveva occuparsi di importazioni da Russia e Bielorussia, trovando grazie a qualche cocktail uno spazio consolare in città, per poi magari strizzare l’occhio alla Cina. Commercio quindi di materie prime, dall’energia agli acciai, sino ai componenti di altiforni.
Socio di maggioranza di Dobra è il tarantino Michele Randolfi, per il quale la Camera di Commercio indica «un’elevata rilevanza storica dei fenomeni di insolvenza» visti i fallimenti alle spalle delle società Euroservice e Club gold time preziosi e alcune ipoteche giudiziali. Forse per amicizia, forse per curiosità, ma in una posizione sicuramente singolare alle prime riunioni della Dobra partecipava anche C.M., già funzionario della Dia di Milano, la Direzione investigativa antimafia, e da due anni passato al Sismi, il nostro servizio segreto militare. Una presenza che lasciò di sasso vista l’inconsueta presenza di uno 007 alle riunioni soci di una piccola società tra un imprenditore, un diplomatico e un politico. Così, complice qualche incomprensione e qualche perplessità, dopo poche settimane ben quattro soci decisero di lasciare Dobra, cedendo rapidamente le quote a Randolfi.
Non ha fatto affari l’altra società di import-export partecipata al 20% da Di Martino, la Sagim Global di Trezzano sul Naviglio. Qui l’obiettivo è il Brasile con soci di maggioranza la famiglia Rullo, titolari di un’agenzia viaggi e Giovanni Rullo già capogruppo di Forza Italia a Trezzano. Società quindi con politici di Trezzano, come la Milan-China logistic centre della Troisi, presidente di Alkeos, che divide le quote di quell’impresa con il vice sindaco di Trezzano, Giovanni Bernardinello, e con l’ex assessore Francesco Petralia.
Tornando invece all’incontro del console cinese in corso Magenta è probabile che a breve il prefetto Gian Valerio Lombardi possa assumere un ruolo di mediatore nel confronto su via Sarpi. Il prefetto ha compiuto una ricognizione in Chinatown e potrebbe invitare il vice sindaco Riccardo De Corato a un faccia a faccia con la rappresentanza cinese già settimana prossima. L’obiettivo è di individuare un punto di incontro tra le esigenze del quartiere, il rispetto della legge e delle circolari comunali.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it
(3-fine)