L’inchiesta? Ad oggi, niente di nuovo Bastavano le interviste di Gagliardi

(...) Ancor più incredibile è il caso di Claudio Scajola, presidente azzurro del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti. Si è trovato sulle locandine dei giornali, con titoli cubitali dove si faceva sospettare che avesse chissà quale ruolo: «Inchiesta sul Porto, spunta il nome di Scajola». Poi, negli articoli, si spiegava che in un discorso fra Novi e un terzo (cioè non c’erano tracce di parole pronunciate direttamente da Scajola!) si sarebbe ipotizzato un ruolo in Porto per un protetto dell’ex ministro.
Ora, a parte il fatto che sarebbe tutta da dimostrare l’ipotesi di reato, ma se io dico che Tizio è pedofilo e vengo intercettato, è assolutamente incredibile che il giorno dopo, sui giornali, si legga che ci sono sospetti di pedofilia su Tizio.
Anzi, se possibile, mi autodenuncio. Nei giorni convulsi che hanno portato alla nomina di Luigi Merlo alla presidenza del Porto, mi sentivo spesso con Novi, un giorno sì e l’altro pure. E, addirittura, con Burlando, se è per questo. Ma, sinceramente, credo che dovrei essere elogiato: un giornalista ha il dovere, prima ancora che il diritto, di sentire le fonti più dirette e più autorevoli. Così come ne hanno il dovere i politici. E l’idea che un’intervista a un giornale sia in qualche modo una prova a carico di Biasotti, come sostenuto in qualche modo da Burlando, fa sorridere, prima che irritare.
Insomma, noi continueremo a criticare Burlando e anche ad attaccare i camalli. Ma per i danni che la loro politica di lustri e lustri ha fatto alla città. Non certo perchè sono indagati per un reato da contravvenzione o per conversazioni telefoniche in cui il governatore dice: «Sono Claudio».
È sacrosanto che i magistrati indaghino e che, se trovano reati, procedano. Ma, per ora, l’unico vero scandalo - e non è certo colpa dei magistrati - sono condanne a mezzo stampa senza prove.