L’inchiesta sulla loggia che non c’è

Le varie P3 e P4 a giudizio, ma manca la P. Gli uffici giudiziari hanno praticamente chiuso i faldoni preliminari delle inchieste sulle terribili società segrete che, per i media e le procure, nascostamente, governavano il mondo a nostra insaputa e a loro vantaggio. Ieri il tribunale del Riesame ha «corretto» i capi di imputazione per la cosiddetta «P4» (per capirsi, quella di Papa e Bisignani, dato che in questa sequenza di sigle che fa invidia al catalogo della Pirelli è facile perdersi) ripescando il reato di associazione a delinquere, in un primo momento escluso dal giudice delle indagini preliminari. Esulta la procura che, per bocca del loquace procuratore capo Lepore, si affretta a dichiarare che «esce rafforzata la tesi accusatoria». Bene, contento lui contenti tutti, anche se, dato che la legge è uguale per tutti, sarebbe simpatico vedere un simile entusiasmo della procura anche per il contrasto a reati un po’ più invasivi per la vita dei comuni cittadini, che a Napoli non mancano di certo e che spesso rimangono impuniti.

Rimane invece all’osservatore una perplessità: va bene (anzi male) l’associazione a delinquere, ma dove diamine sono le logge segrete? Dove sono i cappucci, gli spadini, i riti di iniziazione, le cupole nascoste sovversive che tramavano contro la Repubblica? Nelle carte non ve ne sono tracce o, se ci sono, sono ben nascoste, più segrete delle logge. Il sospetto è che senza la suggestione della «cupola» non si sarebbe ottenuto uno degli effetti secondari più graditi di indagini di questo tipo: l’ascolto a 360 gradi di parlamento e potentati vari per «pescare a strascico» debolezze e vita privata dei vip. Molto meglio invece denunciare fantomatiche riedizioni della vecchia P2 per dilatare al massimo le intercettazioni, sbattendo sui media ogni tipo di pettegolezzo.

Dal punto di vista delle «macchine del fango» l’ascolto universale è un sistema fantastico perché fa arrivare sui giornali non solo ciò che uno fa, ma persino ciò che altri, in privato, addirittura dicono di aver saputo che egli faccia. Il paradosso della diceria come prova. Si celebreranno i processi e si spera che chi ha sbagliato paghi, anche se nessuno risarcirà gente come il giudice Marra, sbattuto per giorni sui giornali come parte integrante della P3, costretto ad abbandonare il suo ruolo a Milano per poi finire con una richiesta di archiviazione. Nessuna «perdita di chance» per lui? Figuriamoci, quella vale solo per i risarcimenti di De Benedetti, a proposito di legge uguale per tutti. Rimane però il dubbio di fondo: per integrare l’associazione a delinquere in teoria basta essere in tre e mettersi d’accordo per rubare le mele e disturbare i vicini, niente che possa interessare i titolisti. Una misteriosa e terribile loggia segreta invece non si nega a nessuno, specialmente quando non esiste
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