L’inchiesta sulla strage imbocca la pista sciita

A colpire gli italiani frange dell’Esercito del Mahdi. L’analista Usa: «Già infiltrati nella polizia irachena 40mila terroristi»

Fausto Biloslavo

A Nassirya si nutre il fondato sospetto che la matrice dell’attentato contro gli italiani di una settimana fa sia riconducibile alle frange più estreme dell’Esercito del Mahdi, una milizia paramilitare sciita. Nonostante le tre rivendicazioni di gruppi sunniti legati ad Al Qaida e la smentita di una parlamentare legata al braccio politico del Mahdi, fonti irachene puntano il dito su alcune cellule, magari fuori controllo, dei miliziani di Moqtada al Sadr, il piccolo Khomeini di Bagdad.
La pista troverebbe conferma anche nelle più che probabili complicità all’interno della polizia, che avrebbe permesso di piazzare la trappola esplosiva informando i terroristi di orari e percorsi degli italiani. Inoltre non va sottovalutato il fatto che il governatore della provincia di Dhi Qar, Aziz Khadom Alwan, è un membro dello Sciri, uno dei più rappresentativi partiti sciiti di governo, che a sua volta conta sulle Brigate Badr, un’altra milizia. Le Brigate sono da mesi ai ferri corti con l’Esercito del Mahdi e anche a Nassirya sono state registrate scaramucce fra i due gruppi. Il recente passaggio delle consegne, come premier incaricato di formare il governo a Bagdad, fra Ibrahim Al Jaafari e Nouri Al Maliki, può rappresentare un altro elemento di tensione. Al Jaafari era stato nominato grazie al voto di Sadr e tollerava le sue milizie. Al Maliki, invece, ha subito lanciato un monito per smobilitarle.
Secondo Anthony H. Cordesman, analista del Centro per gli studi internazionali e strategici di Washington, che stila rapporti continuamente aggiornati sulle forze di sicurezza irachene, il ministero degli Interni è pesantemente infiltrato dalle milizie sciite. «I miliziani delle Brigate Badr fanno parte delle unità speciali del ministero, mentre quelli del Mahdi si arruolano nella polizia», scrive Cordesman. Oltre a 88.900 agenti in tutto il Paese si calcola che le milizie contino fra i 20 e i 40mila uomini che gestiscono la sicurezza in alcune zone. Per quanto riguarda l’Esercito del Mahdi è diviso in 3 fazioni: una fedele a Sadr, un’altra finanziata e pilotata dagli iraniani e una terza composta da tagliagole pronti a tutto.
Nel sud il problema è evidente soprattutto a Bassora, la terza città del Paese, sotto competenza degli inglesi. Da notare che sotto il comando della divisione britannica, che comprende anche Nassirya, ricadono i 2.600 uomini della missione italiana Antica Babilonia. A fine gennaio di quest’anno gli inglesi hanno arrestato 14 ufficiali della sicurezza irachena a Bassora, compresi due alti graduati dell’intelligence della polizia. Alcuni sono stati rilasciati, ma altri, «come il vice capo dell’intelligence a Bassora sono coinvolti in corruzione politica, omicidi e preparazione di ordigni» scrive Cordesman. Da qualche mese gli inglesi denunciano, che grazie all’addestramento iraniano le trappole esplosive contro i loro convogli sono diventate più micidiali e sofisticate. Come la carica cava che ha ucciso i tre soldati italiani ed un romeno a Nassirya. Lo stesso capo della polizia di Bassora ha ammesso «che la metà delle sue forze, oltre 12mila agenti, erano miliziani e che può contare veramente solo su un quarto degli ufficiali». A Nassirya i numeri sono significativamente più bassi, ma il problema delle infiltrazioni da parte dei miliziani sciiti esiste, anche se le vicende più gravi si sono verificate nell’area di Bagdad e Bassora. Lo stesso ministro degli Interni, Bayan Jabr, dello Sciri, ha ammesso «che squadroni della morte, composti da infiltrati, sono stati scoperti e catturati nel dicastero degli Interni e della Difesa».