L’inchiesta svuota la camera mortuaria del Niguarda

A Milano il racket del caro estinto non si è mai estinto. Puntualmente ricompare a distanza di anni. A estinguersi ieri sono stati, invece, gli addetti alle camere mortuarie: ben in 27, sono stati arrestati. Chi sul luogo del misfatto e chi a casa. Questa estinzione forzata a opera della polizia ha messo in crisi le direzioni di otto nosocomi che hanno dovuto recuperare del personale disposto a sostituire i colleghi. Impresa non facile, perché le mansioni da espletare e l’ambiente di lavoro non sono certo dei più attraenti. Anche perché i sostituti non potranno «consolarsi» come facevano gli arrestati con le gratificazioni economiche: anche 150 euro per ogni decesso segnalato alle pompe funebri. L’ospedale in maggiore difficoltà è il Niguarda dove la camera mortuaria è stata svuotata dalle forze dell’ordine. Nessuno dei sette addetti (sei dipendenti ed un ex che in pensione è stato arruolato con un contratto speciale) ha potuto presentarsi sul posto di lavoro. Sono stati arrestati all’alba nelle loro abitazioni. Ed alla direzione sanitaria è toccato procedere in a rintracciare, tra i dipendenti, degli operatori tecnici in servizio nei vari reparti disponibili a trasferirsi. Gestire la camera mortuaria della Ca’ Grande non è cosa da poco. «Data la mole dell’ospedale è aperta 24 ore al giorno» spiega il direttore sanitario Carlo Nicora. «Per noi - dichiara - è stato un fulmine a ciel sereno non sospettavamo nulla del genere, non abbiamo mai avuto reclami da parte dei parenti dei pazienti deceduti». Meno eclatante, ma sempre difficile è la situazione degli altri sette ospedali investiti da questa bufera giudiziaria che ieri per l’intera mattinata ha comportato blitz delle forze dell’ordine al Policlinico, al Sacco, al San Carlo, al San Paolo, al San Giuseppe, alla clinica Santa Rita e al Pio Albergo Trivulzio. Qui gli agenti di prima mattina, alle 7, hanno arrestato uno dei quattro operatori tecnici geriatrici addetti alla camera mortuaria, gli altri tre sono stati svegliati a domicilio dalla polizia. Alla «Baggina» negli anni scorsi si sospettava qualcosa. «Dal 2004 al 2007 abbiamo presentato tre denunce in Procura - racconta il direttore generale Guido Fontana - ma tutte si sono concluse con un non luogo a procedere». In quel caso non sono stati ravvisati dei reati, contrariamente a ieri.