L’inchiesta/Il reato contestato: "Emissioni di gas"

Articolo 674 del codice penale. «Emissioni di gas, di vapori o di fumo atti a molestare persone». Tradotto in cifre, un reato punito con l’arresto fino a un mese o - più probabilmente - con un’ammenda fino a 206 euro. Addirittura, ma tant’è. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, finisce nel registro degli indagati. E il governatore è in buona compagnia. Con lui, infatti, sono sotto inchiesta anche il sindaco di Milano Letizia Moratti, e il presidente della Provincia Guido Podestà. Praticamente un filotto. E tutto per un reato ambientale legato allo sforamento delle soglie di inquinamento fissate dall’Unione europea. Ma soprattutto, grazie alla solerzia del Codacons, che in Procura ha presentato ben due esposti. Il primo nel 2005. L’ultimo, solo la scorsa settimana.
In sintesi. Ai vertici degli enti locali è contestato il superamento dei livelli di pm 10 rispetto ai limiti previsti di 35 volte in un anno. E il Codacons rilancia. Quest’anno, fa sapere il Coordinamento delle associazioni a difesa dei consumatori, i gas serra sono stati superiori anche all’anno scorso. In totale, la soglia limite di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili sarebbe stata superata circa un’ottantina di volte. «Far rispettare questa regola - spiega l’avvocato Marco Donzelli, legale dell’associazione - è compito del presidente della Regione e del sindaco. Ora prendano provvedimenti seri per salvare la vita a bambini, anziani e ai quei cittadini che ogni anno muoiono per colpa dell’inquinamento delle nostre città». Insomma, un motivo sufficiente per ribadire le accuse contro la terna Formigoni-Moratti-Podestà (quest’ultimo, peraltro, in carica solo da poco più di quattro mesi), nonostante i pm avessero già chiesto al giudice per le indagini preliminari di archiviare il caso. Ma il gip Marina Zelante, il 18 novembre scorso, ha disposto un supplemento di indagini. «Si tratta di un’iscrizione di garanzia - spiega il procuratore aggiunto Nicola Cerrato, titolare del fascicolo assieme al sostituto Giulio Benedetti -, faremo le nostre indagini e solo all’esito di queste capiremo se è stato fatto tutto il necessario dagli organi preposti alla tutela della salute pubblica». «Non mi sembra indispensabile l’iscrizione nel registro degli indagati - replica l’avvocato Mario Brusa, difensore di Formigoni -, perché in casi del genere c’è un’ampia discrezionalità da parte dei pm».
In altre parole, ora la Procura chiederà chiarimenti all’Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente) che dovrà fornire i dati relativi ai rilevamenti delle polveri sottili, verificare il numero degli «sforamenti», analizzare le politiche ambientali degli enti locali (capire, cioè, se Comune, Provincia e Regione hanno fatto quanto in loro potere per contrastare il fenomeno dell’inquinamento) e agire di conseguenza. Cosa che, in concreto, vuol dire poco o nulla. Perché se di ammenda si tratterà, sarà ben poca cosa rispetto alle «tegole» che rischiano di piovere sulla Lombardia dall’Unione Europea. Vuoi mettere 200 euro contro un salasso a sei zeri?
Perché, in fatto di inquinamento, la battaglia tra Bruxelles e il Pirellone dura da anni. Periodicamente - e in particolare a partire da ogni autunno - l’Ue apre la cosiddetta «procedura di infrazione». A cui seguono i moniti. «O abbassate subito i livelli di pm 10 - è il senso dei richiami - o arrivano multe milionarie». Come se il problema dello smog si risolvesse dall’oggi al domani. Basta vedere l’andamento degli ultimi anni. Anno 2006: 149 «sforamenti». Anno 2007, 136. Anno 2008, 104. La tendenza è in calo, ma non abbastanza. Perché quella soglia di tolleranza fissata in 35 giorni l’anno è ancora lontana come un miraggio.