Dopo l’incidente aereo New York ha paura e chiude di nuovo i cieli

Polemiche sulla sicurezza: «Un altro 11 settembre è possibile»

Silvia Kramar

da New York

Dopo l'undici settembre ai newyorchesi era stato promesso che la loro città sarebbe stata protetta. Che dai cieli non sarebbe arrivata un’altra minaccia come quella che aveva distrutto le torri gemelle.
Ma quando mercoledì pomeriggio il monomotore del campione degli Yankees Cory Lidle si è schiantato contro una palazzina della Settantaduesima strada la città è tornata a tremare. Com’era possibile che i cieli di Manhattan fossero ancora a rischio?
Così il governatore George Pataki, dopo aver bloccato l'area dell'East River a tutti gli aerei come quello dell'incidente, ha promesso di proteggere i cieli della Grande Mela bloccandone il volo a tempo indeterminato.
Sotto la palazzina sono rimaste le macerie carbonizzate, l'elica e il registro di volo del pilota, il campione degli Yankees Cory Lidle. Ma nessuno è riuscito finora a capire cosa lo abbia spinto, alle 2 e mezza del pomeriggio di un pomeriggio nuvoloso e con scarsa visibilità, a virare a nord della Statua della Libertà, per risalire l'East River.
La maggior parte dei piloti da diporto la considerano una zona tabù sulla quale è meglio non volare. Centinaia di appassionati dei piccoli monomotore come il Cirrus Sr20-Gt2 sanno che l'East River è insidioso, spesso zeppo di elicotteri che portano turisti o uomini d'affari, di troupe televisive che seguono in diretta il traffico e di elicotteri della guardia costiera. Il fiume è molto stretto, quasi un canale. Se da un lato ci sono i grattacieli di Manhattan e le palazzine come quella sulla Settantaduesima Strada sulla quale si è schiantato Lidle, insieme al suo istruttore, Tyler Stanger, dall'altro c'è l'isoletta di Roosevelt Island con i suoi ospedali e i suoi condomini, per non parlare dei ponti che collegano Manhattan al Queens ed a Brooklyn e che ne fanno un percorso ad ostacoli.
Ma Lidle si sentiva sicuro di sé quando si era seduto ai comandi di un monomotore che lui stesso, in un'intervista al New York Times, aveva definito «l'aereo più sicuro al mondo». Dotato di un paracadute, il Cirrus è un passatempo per molti giovani miliardari come lui, che dall'aeroporto di Teeterboro, nel New Jersey, decollano per delle «passeggiate» intorno al meraviglioso panorama di Manhattan. A sud, intorno alla Statua della Libertà, la maggior parte decide di tornare a nord sorvolando il fiume Hudson.
Anche lui, insieme al suo istruttore, che lo considerava il suo miglior studente dopo 88 ore di volo, 47 delle quali come primo pilota, forse voleva virare per tornare verso la parte bassa della città.
Né il campione di baseball né il pilota avevano lanciato l'sos e l'inchiesta sulle cause di questo spaventoso incidente sono ancora in corso. Le autorità stanno controllando anche la ricevuta dell'ultimo rifornimento e le registrazioni delle messe a punto di un aereo acquistato solamente un anno fa, a luglio, per 187.000 dollari, cinque mesi dopo che il campione aveva ottenuto il brevetto di pilota.
Ma il giallo rimane: se Lidle avesse perso quota gradatamente, avrebbe senz'altro optato per un atterraggio d'emergenza nel fiume e se ci fosse stato un guasto al motore avrebbe potuto inserire il paracadute.
Mercoledì sera la squadra rivale degli Yankees, i Mets, non ha giocato. Lidle aveva esordito con loro, nel 1979, affacciandosi al torneo della Major League Americana e diventando famoso. Per tutta la notte ha piovuto a dirotto su una New York che faceva fatica a dimenticare le immagini di quella palazzina in fiamme e di quel campione che aveva compiuto 34 anni lo scorso 22 marzo e che amava volare.
Il proprietario degli Yankees gli aveva fatto firmare una clausola nel contratto miliardario, secondo la quale il rimanente del suo stipendio non sarebbe andato alla sua vedova, ed al figlioletto di sette anni, se Lidle fosse scomparso in un incidente a bordo del suo Cirrus. Una passione pericolosa dalla quale però il lanciatore non poteva staccarsi. Ai tifosi della squadra aveva detto di non avere paura: non gli sarebbe capitato quello che successe a Thurman Munson, capitano della stessa squadra morto in uno schianto aereo nel lontano 1979.
Intanto, a riportare il sorriso sulle labbra dei newyorchesi ci sono le testimonianze di una cinquantenne, Ilana Benturi, e della sua cameriera. Quest'ultima aveva visto l'aereo che si dirigeva proprio contro le finestre dello studio dove la signora stava lavorando alla scrivania. La cameriera si è gettata per prendere la padrona e l’ha trascinata via dalla stanza. Hanno chiuso la porta mentre il muso del Cirrus fracassava le finestre. La signora è ricoverata con la schiena e le gambe gravemente ustionate, ma si è salvata la vita.