L’incontinenza al naso

Noto ristorante romano, a due passi dal girotondo sublime del Pantheon, tarda serata; attendo il mio produttore di cinema, che, naturalmente, è in ritardo. Dobbiamo parlare di un thriller da girare in India, coproduzione internazionale, attori americani, un bel pacco di soldi, insomma roba importante; anche i muri di fronte al ristorante parlano di roba importante: la Festa del Cinema, De Niro, Scorsese, la Kidman, uno sfavillio di star e lustrini. «Maledetto Veltroni - penso da buon ragazzo di provincia veneta - adesso che hai scoperto l'alba pretendi che il povero Festival di Venezia scopra il tramonto». Monta il livore, si tramuta in rabbia; «Quando un politico el fa rabiar un contadin, al contadin ghe vien el pissin», (quando un politico fa arrabbiare un contadino, al contadino viene l'urgenza di fare pipì), sentenziava il mio vicino che, per tutta l'infanzia, è stato una sorta di mio angelo protettore dei boschi: puntualmente, il livore e la rabbia si materializzano nel «pissin». Insomma, mi scappa. Peccato; proprio in quel momento un'orchestrina di strada ha appena cominciato ad intonare una struggente Amapola.
«Scusi il bagno?» chiedo all'indaffarato cameriere. «Ha prenotato?» mi risponde severo con un'altra domanda. Vorrei subito andare allo scontro; dirgli che no, il bagno proprio non l'ho prenotato. Mi placo; fornisco il nome del produttore ritardatario che ha prenotato il tavolo; il cameriere fa un cenno comprensivo e mi indica la toilette. Passo in mezzo a due tavoli; un vecchietto tutto griffato, noto «trafficone ministeriale», spupazza due sventole creole: «Roba da night» commenta schifata una ragazza che non sa più come guarire il torcicollo del fidanzato. «Roba da Buona Domenica o da Domenica in» la correggo io con il pensiero.
Sono giunto, il bagno è occupato. Torno indietro, il produttore è arrivato. Il tavolo è affacciato direttamente sulla tv; in primo piano la faccia di Prodi che cerca di spiegare il «taglio dei tagli». Guardo il nostro primo ministro dal preoccupante respiro affannoso; penso che sia l'unico uomo che russa anche quando è sveglio. O forse gli scappa pure a lui, poveretto. Il produttore è al telefono, parla con il commercialista: «Ho visto Prodi alla tv e mi sei venuto in mente - sorride maligno - cos'è 'sta storia che devo tenere in ufficio un libro antiriciclaggio?»; passano i minuti, «el pissin» è sempre più agguerrito, ho pure sete, ma non bevo; non voglio nutrire la bestia liquida che scalcia nelle parti basse e che mi mette addosso un caldo da schiattare. «Scusi - chiedo al cameriere - ma quando si libera il bagno? Chi ci sta dentro? Un elefante incontinente?», il cameriere si illumina, non resiste, diventa peggio di una Iena, sfida il Garante che a lui non garantisce nemmeno mezza delle due sventole creole, e mi risponde; «Al bagno non c'è un elefante, ma l'onorevole... e ha una brutta incontinenza al naso». Il cameriere se ne va, Prodi russa e straparla ancora del «taglio dei tagli che non può però significare mettere in discussione il taglio». È sempre una questione di tagli, buoni o cattivi che siano; speriamo solo che quella dell'onorevole abbia il taglio giusto. Basta, adesso mi arrabbio; o lasciate libero il bagno, oppure da «buon contadin de 'sta betola desfo anca el canfin», (da buon contadino distruggo anche il lampadario di questa bettola). Mi precipito di nuovo verso la toilette. Anzi verso il cesso, visto che quando ci scappa e non la si fa, si diventa tutti un po' più Iene. Vorrei bussare ma penso: «E se poi l'onorevole si incazza, se il ristoratore s'incazza, se il produttore, che è già incazzato con il commercialista, si incazza ancora di più? Sai che pandemonio, faccio la solita figura del ragazzaccio di campagna, e addio film e la scoperta dell'alba in India». Illuminazione; alle mie spalle bella e linda, come un'apparizione insperata, si materializza la porta del bagno delle donne. «Infame pissin adesso ti anniento» - mi dico, mentre mi sembra che i violini di Amapola invadano tutto il ristorante. Afferro la maniglia, vado per abbassarla, ma una voce allarmata dall'interno mi blocca: «È occupato». Non faccio nemmeno a tempo a imprecare che riappare di fuggita la faccia ghignante del cameriere, «C'è l'amica dell'onorevole, e anche lei starà dentro un bel po'...».
Non gli do soddisfazione, giro i tacchi. Il produttore è ancora al telefono, Prodi è tornato definitivamente in letargo, adesso il primo piano è tutto di Casini; «Guardi, Vespa - dice con una smorfia brizzolata da American Gigolò - a cena con Berlusconi cedo volentieri il mio posto a Fini; io dovrei accompagnare mia figlia a scegliere un nuovo cavallo, perché il suo ormai non ce la fa più». Finalmente l'onorevole, seguito a breve distanza dalla sua amica gnoccolona, è uscito; l'occhio annacquato, il naso da pagliaccio, il sorriso inebetito; ne sono certo: in quel momento è perfettamente in grado di vedere il nuovo cavallo bianco della figlia di Casini. Finalmente il campo è sgombro. Marcio su Roma, anzi sui cessi di Roma; ma il produttore si alza, impreca, stavolta il commercialista non c'entra: guarda fuori, prendendosela con i vigili urbani. Butto lo sguardo fuori anch'io; l'orchestrina di Amapola è invitata più o meno gentilmente ad andarsene, non hanno il permesso, non hanno l'agibilità, non hanno l'Enpals, la Siae, non hanno niente. Hanno solo il talento. Fuori dalle scatole; state disturbando, è ottobre, signori, qui si festeggia la Festa del cinema mica della musica, e poi vi siete messi a suonare proprio davanti ai cartelloni dell'ultima miracolosa alba veltroniana. Pazienza, addio, miei musici amici. Faccio tre passi per espellere il mio sempre più insistente demone, quando ad un tavolo già conosciuto, noto che l'attempato «trafficone» e una delle due letterine venezuelane non ci sono più. Il terribile presentimento mi spacca il fiato. No, non è possibile; i bagni sono di nuovo occupati. A quello delle donne rinuncio per partito preso. Speranzoso, rivolgo allora una preghiera verso quello occupato dal vegliardo ministeriale; ti prego, fa’ che sia una cosa veloce, fa’ che si tratti solo di un'endovena di Viagra...