L’incredibile incubo dei discendenti di Guareschi

Mesi fa alla nipote dello scrittore è stato tolto un figlio per presunti maltrattamenti. Ora l’accusa viene estesa a tutti i suoi familiari

nostro inviato a Roncole Verdi (Parma)

L’ultima comunicazione, gelida, è del 26 giugno. Berna, attraverso l’Ufficio generale di giustizia, lancia un ultimatum all’Italia e lo fa per difendere un bambino conteso dai due genitori divisi dal rancore e dalla frontiera che separa Italia e Svizzera: il papà sta in Emilia, la mamma nel Canton Ticino. Ora Berna si è stufata: il nostro Paese deve ripristinare gli incontri fra Giovanna Guareschi e il figlio Andrea (il nome è di fantasia), sospesi per decisione del Tribunale per i minori di Bologna alla fine di maggio. Tale provvedimento, per Berna, è «sproporzionato ed in grave contrasto con la Convenzione» dell’Aia. Di più, la Svizzera chiede all’Italia di «prendere tutte le misure perché un incontro madre-figlo sia fissato la settimana prossima nella presenza di un rappresentante dell’Autorità centrale elvetica e dell’Autorità centrale italiana».
La lettera da Berna è l’ultimo capitolo di una vera e propria guerra diplomatica che si combatte sulla testa di un bambino di quattro anni dall’albero genealogico illustre: il bisnonno era, nientemeno che Giovanni Guareschi, l’inventore di Don Camillo, che stabilì il suo quartier generale a Roncole Verdi, in una terra satura delle memorie del grande musicista. Giovanna Guareschi vive a Cademario, nel Canton Ticino, il villaggio in cui Andrea è nato nel 2003; il padre, un agricoltore, abita nella Bassa, a due passi da Roncole Verdi. E così il conflitto fra un padre e una madre che si sono persi quasi subito ha finito col diventare una disfida fra l’Italia e la Svizzera: Berna sta con la madre, Roma e Bologna con il padre.
Non ci sono vie di mezzo, bianco o nero. E si fa fatica, davvero molta, a descrivere le accuse, sempre più gravi, che il padre e i giudici italiani rivolgono a Giovanna e poi, allargando la lente d’ingrandimento, a tutto il clan dei Guareschi, fra Roncole Verdi e Lugano. «Il piccolo - scrive il tribunale nell’ultimo decreto del 31 maggio scorso - appare ossessionato dal tema della cacca ed è arrivato ad affermare che gliela facevano mangiare; inoltre sembra manifesti opposizioni al cambio del pannolino».
Ecco, questo è il contesto in cui ci si muove. Possibile che tutta la famiglia Guareschi abbia maltrattato Andrea? A Bologna hanno alzato un muro: i Guareschi, fino a nuovo ordine, non potranno vedere l’ultimo della loro schiatta. E pazienza se gli svizzeri pensano che sia tutta una sorta di illusione ottica. Non importa.
L’apparato giudiziario italiano ha dato credito alle denunce del papà di Andrea: «Il bambino mi riferisce che la mamma lo picchia col bastone e che lo picchia anche la nonna materna», la nuora del grande Giovannino. Oppure: «In occasione delle visite ai nonni, vestivo Andrea con abiti puliti e di qualità e loro me lo facevano ritrovare in condizioni di totale sporcizia». La mamma e la nonna Gabriella bastonatrici? «Le ecchimosi - replica smontando le accuse la Commissione tutoria regionale di Agno (Lugano) -, dopo esame medico-pediatrico, si sono rivelate essere normali ematomi dovuti all’apprendimento della deambulazione e al fatto che il domicilio della madre è confinante con boschi e roveti».
Le autorità dei due Paesi parlano lingue diverse e non s’intendono su nulla. Un anno fa la situazione si è capovolta: a giugno 2006 il bambino, fino ad allora residente a Cademario con la mamma, va dal padre nella Bassa ma non torna indietro: il papà lo tiene con sé. A sorpresa, le autorità italiane giustificano il colpo di mano e ratificano il nuovo status quo. Berna insorge: «Se la Convenzione dell’Aia sul rapimento di minori è dichiarata inapplicabile per il semplice fatto che il minore viene provvisoriamente collocato presso l’altro genitore e se, nel caso di un minore domiciliato in Svizzera, la competenza della autorità elvetiche e i chiarimenti da esse fornite vengono ignorati, è il funzionamento stesso della convenzione a essere sostanzialmente messo in discussione. Così facendo le autorità italiane lasciano intendere che le autorità svizzere non sono in grado di proteggere i propri cittadini (Andrea è anche cittadino svizzero)». È un braccio di ferro: l’Italia blocca gli incontri madre-figlio. Berna reagisce chiedendo il ripristino dei meeting fra Giovanna e il figlio. Vuole inoltre la revoca del «collocamento del bambino presso il padre». E la crisi fra Roma e Berna si fa sempre più seria.