L’incubo rosso: elettori al mare, sinistra a casa

Tutti al mare? Tutti allo stadio? Tutti a casa? La sinistra scopre tre domande. E soprattutto scopre che una non esclude l'altra. Che andare oggi allo stadio e domani al mare significa andare a casa dopodomani. L'astensione è l'incubo rosso. Lo dicono i sondaggi, quelli che l'altra volta davano Marta ancora «super», al 60 per cento, e Repetto tranquillo a quota 53.
Dicono, gli ottimisti, che se l'affluenza alle urne scende sotto il 50 per cento (cioè se stanno a casa ancora 6 elettori su cento rispetto a un primo turno dove si votava anche per i sindaci), Renata Oliveri vince con un punto e mezzo di distacco. Dicono, i pessimisti, che è meglio iniziare a cercare qualcuno su cui scaricare le colpe. Alessandro Repetto, su «il Riformista», si è portato avanti con il lavoro. Vincenzo Visco ha dimostrato di avere spalle abbastanza larghe per non farsi smuovere da una vergogna Speciale, figurarsi se non può sobbarcarsi anche le colpe della sconfitta a Genova. E così se tutta l'Italia si chiederà i motivi della caduta della Lanterna rossa, lui, Repetto, dovrà solo citarsi da solo e ricordare a memoria quello che ha anticipato al quotidiano amico: come si fa a vincere dopo quello che ha combinato il viceministro?
Però attenzione. Due settimane fa il centrosinistra diffondeva i sondaggi col sorriso, sforzandosi di non credere a quelli veri, che aveva e che avvertivano della sconfitta in vista, tanto in Comune quanto in Provincia. Stavolta anche Piero Fassino non ha racontato solo balle a Voltri: «Abbiamo capito il messaggio». Che non significa, come hanno tradotto molti, un cambio di atteggiamento, una politica diversa. Ma solo che stavolta staranno attenti, rimetteranno in moto l'arrugginita macchina da guerra. Un po' meno gioiosa, certo, ma pur sempre da guerra. Telefonate a casa. Sindaci ed ex sindaci richiamati in servizio permanente effettivo, compresi quelli che preferivano scongiurare i faccia a faccia tra candidati di Comune e Provincia insieme, cercando accuratamente di evitare una campagna elettorale «gemella» col collega di Palazzo Spinola. E poi ancora presidenti della Regione costretti a fare quello che si erano rifiutati di fare persino per sostenere Marta Vincenzi. Ora tutti amici per causa di forza maggiore. Tutti coperti e allineati.
Al mare e allo stadio? Va bene, ma prima o dopo aver fatto un salto a votare. Sennò si va a casa tutti. Da Roma a Certosa. Ufficialmente non s'ha da dire che il governo Prodi rischia su Genova. Ma mica perché non sia vero. Solo che a dire una cosa del genere c'è il rischio che i genovesi vadano davvero in massa a votare. Per Renata Oliveri. Da qualche giorno l'aria è pesantissima a sinistra. Anche i giornali «amici» ora si azzardano a scrivere contro il governo, i suoi ministri e la sua maggioranza. Cioè gli stessi che ogni giorno cercano il modo per prendere le distanze dai compagni, sperando che ci sia però qualcun altro che dà la «spallata».
Quel qualcun altro, di solito, è un collega di maggioranza. Oggi invece si chiama Renata Oliveri. Si chiama Genova. Ma, appunto, attenzione. La triste macchinina da guerra è pur sempre in grado di far fronte ai guastatori, ai traditori che buttano sassolini negli ingranaggi. Ecco perché oggi e domani il centrodestra, o meglio gli elettori di centrodesta e gli ex elettori di centrosinistra devono moltiplicare gli sforzi, andare a chiamare il vicino che va allo stadio o al mare perché intanto «lo dice anche la sinistra che ha già perso». Se la mobilitazione del centrosinistra porterà l’affluenza al 52 per cento, bisognerà fare in modo che diventi subito un 54. È la prova della verità. Innanzitutto per Genova e per la sua provincia. Se nonostante lo sforzo più grande che riesca a fare, la sinistra perderà la sfida, vorrà dire davvero che «ora tutto può cambiare». Sulla linea Genova-Roma-Genova. Dove qualche alleato potrebbe mollare Prodi. Dove le liti a sinistra aspettano solo una scusa per deflagrare. E rimbalzare di nuovo a Genova. Dove MiniMarta è sostenuta da tre consiglieri eletti in Rifondazione che non sono di Rifondazione. Ma di quell'Unione a sinistra che è stata presa a pesci in faccia dai Ds dopo il trionfo nella Valpolcevera che fu un feudo della Vincenzi. E che in Regione ha di fatto sfiduciato l'assessore alla Sanità, diessino d'apparato e punto di riferimento di Burlando. Capito perché «ora tutto può cambiare»? Perché tutti al mare, tutti allo stadio, tutti a casa? Tutti..., attenzione non tutti.