L’incubo spread sui mercati E la Ue pensa ai salvataggi prima di finanziare la ripresa

Chissà se la fulminea nomina di Joerg Asmussen nel board della Bce, al posto di Juergen Stark, sarà servita a tranquillizzare i mercati. Domani si riaprono le danze dopo una settimana che ha lasciato sul campo solo macerie (-9,92% l’indice Eurostoxx 50, -7% Piazza Affari), con il Tesoro subito impegnato nel collocamento di Bot trimestrali e annuali per 11,5 miliardi di euro. Un test importante per verificare se l’ascesa degli spread di venerdì scorso (al 3,70%) si farà sentire sui rendimenti.
Sulla carta, la scelta di Asmussen dovrebbe risultare gradita alle Borse, non fosse altro perché il vice ministro delle Finanze tedesco gode fama di europeista. Da questo punto di vista, quindi, il programma di acquisti di titoli di Stato da parte dell’Eurotower non dovrebbe incontrare ostacoli dopo l’uscita di scena di un «falco» come Stark. E un board della Bce ricompattato (pur con l’incognita olandese) sull’azione di sostegno all’Italia e alla Spagna è un elemento di stabilizzazione da non sottovalutare.
Lo shopping di bond è una della poche armi rimaste a disposizione di Eurolandia per arginare la crisi. Ma con molti Paesi dell’area impegnati a contenere i disavanzi a colpi di manovre non indolori, gli spazi da dedicare alla crescita economica si sono assottigliati. Proprio ora che, a giudizio della stessa Bce e di organismi internazionali come l’Ocse e il Fondo monetario internazionale, la ripresa si va facendo sempre più fiacca e aleggiano anzi timori di recessione. La frenata congiunturale potrebbe tra l’altro avere ripercussioni sull’Italia dal lato delle entrate. Con il rischio di dover presto mettere in cantiere un altro intervento di correzione dei conti.
Sullo sfondo resta il deludente esito del vertice del G7, che si è chiuso ieri a Marsiglia senza andare al di là di una generica affermazione di coordinamento tra i sette grandi. La presidenza francese ha parlato dell’impegno a perseguire il difficile compito di conciliare rigore sui conti e tutela della crescita economica. Già, ma come? Gli Usa si sono mossi in direzione di nuovi stimoli all’economia con il pacchetto, annunciato qualche giorno fa da Barack Obama, da 447 miliardi di dollari. Su cui pende tuttavia la spada di Damocle del passaggio al Congresso, dove potrebbe subire pesanti correzioni se dovesse ripetersi il braccio di ferro che già si è visto lo scorso agosto tra democratici e repubblicani in occasione delle trattative per rifinanziare il debito.
L’Europa sembra invece immobile, mentre secondo Der Spiegel il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, non escludendo più un possibile default della Grecia, ha incaricato i suoi funzionari di mettere a punto due piani alternativi per reagire a questa eventualità. La prima ipotesi in caso di fallimento di Atene prevede il suo mantenimento nell’euro, la seconda il ritorno alla dracma. Gli strumenti messi a punto dal ministero delle Finanze tedesco prevedono la concessione di linee di credito grazie al pacchetto salva-Stati (Efsf) a Spagna ed Italia, nel caso in cui dopo il fallimento della Grecia gli investitori stringessero i cordoni della borsa. E anche diverse banche europee sarebbero costrette a far ricorso al pacchetto Efsf, a seguito della perdita di valore dei titoli di Stato greci da esse posseduti.