L’incubo-tassi sulle Borse: l’Europa brucia 160 miliardi

Cali superiori al 2%, con Milano che azzera i rialzi del semestre. Asia ko, euro in crisi

Rodolfo Parietti

da Milano

Male l’Europa, che ha bruciato altri 160 miliardi di euro di capitalizzazione tra flessioni superiori al 2%; un disastro l’Oriente, dove i ribassi hanno oscillato dal 2,5% di Seul fino al meno 4% di Tokio; nervosa Wall Street, sempre più condizionata dalle future mosse della Federal Reserve. Il cielo sopra le Borse internazionali resta buio, forse tendente al peggio con il crescere dei timori legati a nuove strette sui tassi e, dunque, di minori profitti per le aziende.
L’allarme è generale, ma risuona con più forza negli Stati Uniti. E certo non è passato inosservato ieri l’aumento oltre il previsto dei prezzi alla produzione core (indice che esclude alimentari e prodotti energetici, le voci più volatili), saliti in maggio dello 0,3%, mentre per oggi è atteso il dato sui prezzi al consumo, test per eccellenza dell’inflazione. La Fed, da tempo, ha assunto un atteggiamento di stretto controllo del carovita. Rimediata a fatica la gaffe commessa a fine aprile con l’incauto accenno sulla possibilità di concedersi una pausa nella fase di irrigidimento del costo del denaro, il presidente Ben Bernanke ha mantenuto uno stile di comunicazione non più equivocabile. I mercati, infatti, non hanno più dubbi: nel 90% dei casi, a fine mese, la Fed alzerà di un altro quarto di punto i tassi, portandoli al 5,25%. Ciò è quanto indicano i future sui Fed Fund. E anche il dollaro, mai così forte nelle ultime sei settimane contro l’euro (a 1,2548), segnala la stessa cosa. Ma gli investitori sono altrettanto convinti che la Fed non si fermerà con giugno. Una percezione, quella dei mercati, sorretta peraltro anche dalle dichiarazioni di ieri di Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra, che ha definito «troppo accomodante», in generale, la politica monetaria negli ultimi anni. Così, l’umore delle Borse resta nero. I listini asiatici, in particolare, temono le ripercussioni sull’export che deriverebbero da un più marcato rallentamento economico negli Stati Uniti, che per il Far East è il mercato principale. A queste preoccupazioni non si sottrae neppure l’Europa, dove a fine seduta Parigi è scesa del 2,24%, Londra dell'1,95%, Francoforte dell'1,94%, e Piazza Affari ha annullato i guadagni degli ultimi sei mesi, con il Mibtel in calo dell'1,53% e l'S&P/Mib dell'1,4%. A Wall Street, epicentro del terremoto, i nervi restano tesi, con Ubs che avverte: i titoli tecnologici «sono sopravvalutati». C’è aria di nuovi rovesci, mentre all’appello mancano 1.850 miliardi di dollari: quanti ne sono “evaporati” appena in un mese.