L’incubo del voto segreto su Milanese agita il Pdl

RomaFranchi tiratori, «maroniti» e voto al buio. Nel Pdl si comincia a temere che giovedì alla Camera ci possa essere l’incidente. Ossia che «ammazzato un Papa se ne ammazzi un altro». Tra due giorni, infatti, l’Aula dovrà decidere delle sorti di Marco Milanese, ex braccio destro di Tremonti su cui pende una richiesta d’arresto da parte dei pm partenopei. È vero che la giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, una settimana fa, ha respinto la richiesta di manette ma ora spetta all’Aula ratificare la decisione e il verdetto potrebbe essere ribaltato. Ergo, per Milanese si aprirebbero le porte del carcere così come accadde in luglio per l’altro deputato pidiellino, Alfonso Papa. Se la Camera dovesse condannare anche Milanese, sul ministro dell’Economia Tremonti e, in ultima analisi sull’intero governo, cadrebbe una bella tegola. Molto dipenderà dalla modalità di voto. «Sì, se si dovesse decidere a scrutinio segreto Milanese rischia», ammette un deputato pidiellino. A chiedere le «luci spente», nel tentativo di dare un calcio negli stinchi al governo, è Di Pietro, autore di una vera e propria piroetta. Su Papa, infatti, tuonò: «Noi chiedere il voto segreto? Mai! Vogliamo sapere nomi e cognomi di chi impedisce alla magistratura di fare il proprio dovere». Questa volta no: meglio il buio, confidando nei pruriti manettari di qualche esponende di maggioranza. «Sono esterrefatto», commenta Cicchitto. A chiedere il voto segreto, comunque, non basterebbe Di Pietro che di onorevoli ne ha 22 mentre il regolamento prevede che la richiesta arrivi da almeno 30 deputati. A dare una mano a Tonino potrebbero esserci i finiani («Ne discuteremo domani», dice Benedetto Della Vedova) o qualche piddino («Il voto segreto ci sarà», giura Dario Franceschini).
Il nodo sta tutto nella modalità di voto perché, nel segreto dell’urna, potrebbero comparire dei franchi tiratori. In primis i «maroniti», ossia quei leghisti più insofferenti nei confronti dell’alleanza con Berlusconi. Sebbene Bossi questa volta abbia detto «non mi piace mandare la gente in galera», qualche onorevole tra la ventina dei fedeli a Maroni (su un totale di 59 «carroccianti») potrebbe sganciarsi e non seguire la direttiva del «capo». Non è escluso, poi, che qualche tiro mancino possa arrivare dalle truppe pidielline. In fondo, si mormora in ambienti ex forzisti, «con Papa qualcuno di noi ha tradito. E magari potrebbe rifarlo per fare un dispetto a Tremonti». Ma c’è anche chi frena: «Nessuno vuole rivivere la macabra scena. Con Papa è stato sacrificato un deputato per sfamare le iene dell’anticasta ma ora basta. Giovedì non scorrerà altro sangue».