L’indagine della Camera sui contratti: servono patti territoriali

Pronta la bozza del documento conclusivo. Saglia: "Non è un’invasione
di campo, decidono le parti. Ma la produttività deve crescere". I sindacati confederali, con l’eccezione della Cgil, sono convinti che bisogna fare presto

Roma Riduzione dell’orario di lavoro per fare fronte alla crisi economica, accordi aziendali in deroga al contratto nazionale, piena applicazione del libro Bianco di Marco Biagi e quindi riforma degli ammortizzatori sociali. Ma anche un giro di vite sugli scioperi. L’indagine conoscitiva della Camera dei deputati «sull’assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione» è partita insieme alla legislatura. E, con tutta probabilità, il documento conclusivo vedrà la luce a fine mese, in coincidenza con le ultime battute della riforma dei contratti.
I sindacati, ad eccezione della Cgil, sono convinti che si debba fare presto e il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha annunciato che sarà convocato a Palazzo Chigi il tavolo con le parti, con l’obiettivo di arrivare alla firma in tempi brevi. Stesse scadenze per l’indagine. La Bozza stilata dal presidente della commissione Lavoro Stefano Saglia è già pronta. «Si tratta di un testo aperto e mi auguro che tutti diano un contributo per arrivare a una formulazione condivisa». A patto, aggiunge, è che si tenga ferma l’ispirazione di fondo e cioè il superamento del sistema ereditato dall’accordo del ’93, ormai datato. «Bisogna risolvere il problema dei bassi salari e della bassa produttività».
Nella parte propositiva la bozza non manca di spunti che faranno discutere. Si auspica ad esempio una «redistribuzione dei carichi di lavoro» per salvaguardare posti di lavoro messi a rischio, da decidere a livello territoriale o di azienda. E magari prevedere deroghe, sempre a livello aziendale o territoriale, ai contratti nazionali di categoria, ispirandosi agli accordi anti crisi adottati in Germania, ma anche in Italia con il recente contratto dei chimici. Allo steso tempo vanno consolidati «con ancora più coraggio rispetto a quanto fatto sinora», gli ammortizzatori sociali previsti dal Libro Bianco del 2001.
Proposte più o meno in linea con l’agenda del governo. La bozza di Saglia si distingue invece dall’esecutivo, e in particolare dalla posizione del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, quando di fatto rivendica il diritto del legislatore a regolare la rappresentanza dei sindacati.
In alternativa possibile la istituzione di una Autorità indipendente, composta da «figure di alta professionalità ed effettiva indipendenza» che in qualche modo pesi i sindacati che partecipano alle trattative e indire referendum sugli accordi. Più in generale la bozza di documento conclusivo auspica un contratto nazionale «più leggero nella parte normativa, ristretta quantitativamente» e «più asciutto nella parte economica», limitato alla «difesa del potere di acquisto». E un rafforzamento del livello aziendale e territoriale. Obiettivo: rafforzare gli strumenti che incentivino la produttività.
La bozza dell’inchiesta sui contratti entra anche in un terreno minato, qual è quello della regolazione per legge di questi materie. La revisione dei meccanismi partecipativi potrebbe ad esempio toccare al Parlamento. E sarebbero anche da incentivare per legge strumenti per «la partecipazione dei lavoratori ai risultati di impresa», ad esempio piani per dare ai dipendenti le azioni delle aziende per le quali lavorano.
Corposo il capitolo scioperi. Si arriva a ipotizzare una regolamentazione per il settore privato simile a quella già esistente nei servizi pubblici, prevedendo penalizzazioni economiche per i sindacati che promuovono proteste fuori dalle regole. La bozza Saglia auspica anche una riforma dell’Aran, sottraendogli i compiti che non siano di rappresentanza. E un rafforzamento del «federalismo» retributivo nella pubblica amministrazione. Alle regioni, ad esempio, potrebbe toccare la decisione sul salario accessorio.