L’India ferma la protesta dei tibetani

Non solo i musulmani uighuri del Sinkiang, con la loro temuta inclinazione verso il terrorismo di marca islamica; ora anche i pacifici tibetani cominciano a far capire di voler trasformare i Giochi olimpici della prossima estate a Pechino in un’occasione per far conoscere al mondo le proprie ragioni. A modo loro, s’intende: senza violenza.
Il Dalai Lama ha dunque lanciato ieri - anniversario della rivolta del 1959 che i cinesi repressero nel sangue - una forte denuncia, in un discorso in cui ha citato le «inimmaginabili e grossolane violazioni dei diritti umani» che «continuano a verificarsi in Tibet» e i «sessant’anni vissuti dai tibetani in un clima di paura». Ciononostante, il 72enne leader religioso non ha voluto parlare di rivendicazioni di indipendenza, limitandosi a chiedere una volta di più un compromesso che lui chiama «la via di mezzo»: una ragionevole autonomia per il Tibet.
Da Dharamsala, la città del nord dell’India dove da allora il capo spirituale dei buddhisti tibetani vive in esilio con una folta comunità nazionale, un centinaio di esuli, in gran parte monaci, sono partiti per quella che hanno chiamato «la marcia del ritorno»: cinque mesi di manifestazione itinerante che nelle intenzioni degli organizzatori dovrebbe concludersi a Lhasa, capitale del Tibet, l’8 agosto, data dell’inizio dei Giochi.
Una sfida aperta alla Cina, sostenuta in un clima di gioiosa commozione alla partenza da migliaia di dimostranti anche stranieri, tra i quali una delegazione di radicali italiani, oltre che da dimostrazioni in diversi Paesi del mondo. Ma i conti erano stati fatti senza il governo indiano, che non gradisce il crearsi di attriti con Pechino. La polizia ha perciò bloccato i marciatori ingiungendo loro di non superare i confini del distretto di Dharamsala.
Per ora l’ordine è stato rispettato, anche per evitare che la situazione degeneri com’è accaduto a Kathmandu, nel Nepal, dove la polizia è intervenuta per impedire a centinaia di manifestanti di raggiungere l’ambasciata cinese. Ci sono stati una sassaiola, scontri e 130 arresti.