L’indignazione di Berlusconi: «È brigatismo giudiziario»

RomaLa pubblicazione sul Corriere della Sera delle sue telefonate - finite agli atti dell’inchiesta Ruby nonostante non potessero neanche essere trascritte - non fa altro che confermare a Silvio Berlusconi - mai ce ne fosse stato bisogno - che quella della procura di Milano è «una crociata politica» che «nulla ha a che vedere con la giustizia». Così, quando incontra i capigruppo del Pdl a Palazzo Grazioli prima del voto della Camera sul conflitto di attribuzione, il Cavaliere non lesina affondi: contro di me, sentenzia, è in atto un vero e proprio «brigatismo giudiziario». Insomma, aggiunge dopo aver indirettamente evocato la stagione delle Br, «sono loro i veri criminali» che «pur di colpirmi sono disposti a fare qualunque cosa». Compreso allegare agli atti intercettazioni telefoniche che non dovrebbero neanche esistere visto che - essendo il premier un parlamentare - è necessaria la preventiva autorizzazione della Camera di appartenenza. Per Berlusconi, dunque, è ormai chiaro che con la procura di Milano si sta consumando «l’ultimo atto» di uno scontro che va avanti dal 1994. E che i prossimi mesi saranno senza esclusione di colpi da entrambi i fronti. Non è un caso, ragiona con i suoi il Cavaliere, che nonostante il palese abuso dei magistrati dall’opposizione non si sia alzata neanche una voce di critica. Per non parlare del Csm, sempre pronto solo e soltanto ad aprire pratiche «a tutela» dei magistrati. Sul silenzio di Gianfranco Fini, che da presidente della Camera dovrebbe preoccuparsi di una violazione così clamorosa delle prerogative di un deputato, invece non aveva alcun dubbio.
I prossimi mesi, insomma, si preannunciano roventi. Ecco perché, dopo che la Camera dà il via libera alla richiesta di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta sulla competenza del tribunale di Milano, Niccolò Ghedini non sembra farsi troppe illusioni. L’ipotesi che il processo si arresti in attesa della decisione della Corte Costituzionale, infatti, i legali del premier non la prendono neanche in considerazione. Perché, dice Ghedini, alla fine i magistrati «faranno come sempre quello che vogliono». Il voto di Montecitorio, però, è comunque un importante punto a favore del premier. Che da oggi - in una guerra che è e sarà sempre di più mediatica - può farsi forte del pronunciamento di un organo costituzionalmente riconosciuto come la Camera.
Sullo sfondo, però, resta il timore che più preoccupa il premier. E cioè che la procura di Milano il processo a Berlusconi lo faccia per via indiretta. Già, perché il procedimento a carico di Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede andrà spedito come un treno e sarà lì che sfileranno tutti i testi più pruriginosi. Il Cavaliere, ovviamente, sarà il convitato di pietra con il rischio magari di essere persino chiamato a testimoniare. Insomma, nonostante il conflitto di attribuzione, il processo - di fatto e soprattutto per i media - si celebrerebbe ugualmente. Esattamente - è il ragionamento del premier - lo stesso schema usato per il processo Mills.
In una giornata focalizzata sulle questioni giudiziarie, però, la buona notizia è la ritrovata armonia con la Lega. Dopo una settimana di braccio di ferro, infatti, Bossi ha dato il via libera alla concessione dei permessi temporanei per i migranti in arrivo dalle coste libiche e tunisine. Una soluzione che allenta la tensione anche all’interno del Pdl visto che dopo le dimissioni di Alfredo Mantovano da sottosegretario all’Interno c’è stata più d’una frizione tra Popolo delle libertà e Carroccio. Così, ci sta che dopo il voto sul conflitto di attribuzione Umberto Bossi dica che «anche se non siamo a 330 come promesso da Berlusconi i voti di oggi sono più che sufficienti per andare avanti». Il governo, insomma, «è forte». Anche se il Cavaliere sa che nelle prossime settimane non saranno permesse distrazioni. È per questo che chiede ai capigruppo di «garantire la massima presenza in aula», di tutti compresi i ministri più pesanti. I prosssimi giorni, infatti, saranno delicatissimi - c’è in ballo anche il processo breve - e «non sono ammesse assenze» o «scivoloni» come quelli della settimana scorsa. Cauta soddisfazione, invece, per gli ultimi sondaggi che danno Pdl, Lega e Destra di Francesco Storace al 44%.
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