L’Indonesia nega la grazia: a morte tre cristiani

da Giakarta

Le manifestazioni in loro favore e la richiesta di grazia rivolta dal Papa al presidente indonesiano sono servite a poco. Solo a far rimandare di qualche settimana l’esecuzione. I tre indonesiani cristiani condannati alla pena capitale per aver guidato una folla che nel 2001 aveva assaltato una scuola islamica uccidendo 200 musulmani verranno infatti messi a morte domani. «Il pubblico ministero ha consegnato la lettera d’avviso ai prigionieri che annunciava che l’esecuzione avrebbe avuto luogo il 21 settembre», ha detto Roy Rening, avvocato dei tre condannati. «L’esecuzione si terrà giovedì», ha confermato il portavoce della polizia, senza precisare però né ora né luogo.
Fabianus Tibo, Marianus Riwu e Domingus Silva, tre contadini poveri, hanno sempre negato di essere i capi delle milizie cristiane che hanno assaltato la scuola coranica di Poso, nel Sulawesi centrale, nell’ambito degli scontri interconfessionali che tra il 1998 e il 2001 hanno fatto nella regione più di 2.000 morti. Alcuni esperti e diverse Ong dubitano che i tre possano essere stati i cervelli del massacro e li ritengono dei capri espiatori, mentre Amnesty International sostiene «che i tre uomini non abbiano beneficiato di un processo equo».
Le manifestazioni e l’appello del Papa avevano prodotto il rinvio dell’esecuzione previsto per il mese scorso, ma un ulteriore rinvio richiesto non solo dall’Unione Europea e da membri del clero cattolico, ma anche da una parte dei media e degli intellettuali indonesiani e da alcuni esponenti musulmani, è stato rifiutato dopo che il presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha negato la grazia.
I tre, detenuti in una cella di isolamento del carcere di Petobo, secondo quanto riferito dall’avvocato avrebbero già espresso i loro ultimi desideri. Chiedono di essere sepolti nel cimitero della chiesa di Santa Maria di Palu e che il funerale venga celebrato da un prete del loro villaggio. Durante l’esecuzione saranno dispiegati 4.000 poliziotti perché le autorità temono che possano scoppiare nuove violenze. Infatti, nonostante sia stato firmato un accordo di pace, nella regione, dove i cristiani raggiungono il 50% della popolazione, la tensione tra diversi gruppi confessionali non è mai scemata completamente.