L’indulto disarma anche i giudici di pace

Impuniti i responsabili di minacce, percosse e lesioni. Per i risarcimenti civili lunghi anni di attesa

Stefano Zurlo

da Milano

È il primo caso di giustizia interamente virtuale: pene condonate al cento per cento. I giudici di pace non escono dal recinto dell’indulto. Una sorta di zona franca per migliaia di reati: minacce, percosse, diffamazioni, lesioni, danneggiamenti. Insomma, il fastidioso rosario delle piccole liti. O, se si preferisce, la giustizia formato cortile o condominio. Anche da quelle parti è in arrivo un gigantesco colpo di spugna. I magistrati non togati, come vengono chiamati con una punta di scetticismo, se ne stanno sotto l’ombrellone o in montagna, ma i giochi sono fatti.
Ennio Fortuna, Procuratore generale del Veneto, la prende da lontano: «La questione dell’applicabilità dell’indulto è teoricamente scivolosa, proprio perché si discute sulla natura di queste pene». Che sul ventaglio del magistrato sono di tre tipologie: pecuniarie, fino a un tetto di circa 2.500 euro; permanenza domiciliare, da un minimo di 6 a un massimo di 45 giorni spalmati nei weekend; lavori di pubblica utilità. «Ma - è la conclusione trachant - mi pare di poter dire che alla fine tutte le pene per i reati commessi entro il 2 maggio scorso sono condonate. Tutte. Così abbiamo fatto in Veneto».
Un censimento dettagliato nel grande calderone della giustizia è difficile, ma Fortuna fissa qualche paletto: «In Veneto c’erano un centinaio di persone che scontavano la permanenza domiciliare o, in piccola parte, svolgevano lavori di pubblica utilità. Sono tornati tutti liberi».
E i processi e le inchieste in corso? «I giudici di pace - risponde Fortuna - si appoggiano alle Procure ed è chiaro che un Pm sommerso da mille incombenze non si preoccuperà certo di mandare avanti una diffamazione destinata a finire in nulla. In Veneto ci sono 10-12 mila fascicoli aperti e credo che molti faldoni, a seconda delle forze disponibili nelle singole città, resteranno indietro».
È una sconfitta impalpabile, silenziosa, ma che tocca da vicino il cittadino. Il testo della legge approvata un mese fa dal Parlamento parla chiaro: sono condonate tutte le pene pecuniarie fino a 10mila euro. Il resto viene da sé.
«Confermo - spiega il coordinatore dei giudici di pace di Brescia Pompeo Quarto - tutti i procedimenti vecchi finiranno nell’imbuto del condono, anche se questo non significa che non si andrà avanti. Al cittadino, vittima di un piccolo sopruso, interessa fino a un certo punto la condanna del colpevole. Quel che gli preme di più è ottenere un risarcimento e su questo versante non ci sarà indulto. Per le parti civili in aula non cambierà nulla».
La casistica dei conflitti e dei guai è un catalogo sterminato: il vaso precipitato dal balcone direttamente sulla testa dello sventurato passante, gli epiteti scagliati come fulmini contro il vicino che non si sopporta da una vita, le lesioni da incidente stradale, lo specchietto della macchina fracassato dal vandalo di turno, il muro riempito dai graffiti indigeribili di un qualche writer in lotta con la noia (anche se talvolta si svolgono complicate diatribe sulla competenza).
«A Milano - spiega il coordinatore dei centosessanta giudici di pace di rito ambrosiano Vito Dattolico - incapperà inesorabilmente nelle forche caudine dell’indulto anche un caso atterrato su tutti i giornali». La storia è quella del «buffone» con cui il barbuto contestatore Piero Ricca apostrofò Silvio Berlusconi il 5 maggio 2003 a palazzo di giustizia. Il giudice di pace aveva condannato il bollente girotondino a 500 euro di multa per ingiuria, ma la Cassazione ha alzato l’asticella del diritto di critica e ha rispedito le carte sotto la Madonnina ordinando un nuovo processo: «Difficile - aggiunge Dattolico - che si concluda con una condanna deragliando dai binari della Cassazione, ma comunque una eventuale pena sarebbe coperta dal condono».
Un fatto è sicuro, aspettando la ripresa delle udienze il 16 settembre: chi è stato condannato e non ha ancora pagato non pagherà più. «Per lo Stato - annota il Procuratore di Verona Guido Papalia - sarà un danno non trascurabile». Una delle tante conseguenze del condono che nessuno, nel dibattito alle Camere, aveva previsto.