L’indulto fa lo sconto di tre anni a Calissano

Piero Pizzillo

L’attore Paolo Calissano condannato il 23 marzo a quattro anni di reclusione per aver causato la morte della ballerina brasiliana Ana Lucia Bandeira Bezerra (pena patteggiata tra il difensore Carlo Biondi e il pm Silvio Franz e sanzionata dal giudice Maria Teresa Rubini), beneficerà dell’indulto, quando diventerà legge dello Stato, come sembra molto probabile. In pratica, avendo già scontato sei mesi circa agli arresti domiciliari, dovrà restare per altri sei mesi in affidamento ai servizi sociali.
La notizia di un’ormai quasi scontata cancellazione di tre anni di pena giunge nel momento in cui si è conclusa con successo l’iniziativa dell’avvocato Carlo Biondi di chiedere, dopo che la sentenza di condanna è diventata definitiva, misure alternative alla detenzione, come l’affidamento terapeutico e l’assistenza dei servizi sociali. Prorio ieri mattina, al termine di una approfondita istruttoria, il tribunale di sorveglianza, presiEduto del giudice Giuseppe Orio (relatore il giudice Viarengo) ha accolto l’istanza del difensore di affidamento in prova terapeutico, naturalmente basato su un programma di recupero, che sarà seguito, così come disposto dai magistrati dal Sert e dalla Comunità terapeutica «Fermata d’autobus » di Trofarello, in provincia di Torino, dove Calissano è rimasto per sei mesi circa agli arresti domiciliari. I giudici hanno dato il loro assenso alla tesi difensiva, anche in base alle relazioni positive della polizia giudiziaria e degli stessi servizi sociali, nonchè al parere favorevole del sostituto procuratore generale Luigi Cavedini Lenuzza. Il programma di recupero che l’attore dovrà seguire è molto articolato e prevede, tra l’altro, attività di volontariato, naturalmente gratuito e certamente non d’immagine, ma effettivo, e anche la ricerca di un ritorno alla vita professionale (Calissano sta scrivendo un libro in cui racconta le esperienze di quest’ultimi mesi, vissute nella comunità, a contatto con gli altri ricoverati).
Pertanto, appare importante e fondamentale la decisione del tribunale (richiesta dal difensore) di «trasformare» gli anni di carcere, di cui tre dovrebbero essere cancellati dall’indulto, in affido terapeutico, per favorire il ritorno dell’attore a una vita normale, anche se Calissano, dopo essere uscito dal tunnel della droga, difficilmente potrà dimenticare quel tragico droga party tenutosi nella sua abitazione di Albaro nella notte tra il 24 e il 25 settembre scorsi, quando Anna Bandeira moriva per un’overdose di cocaina (che lui gi aveva dato) e mentre lui stesso veniva salvato dai medici del 118 con il narcan.
Tornando all’indulto, secondo una stima approssimativa, per quanto riguarda le carceri di Marassi e Pontedecimo, su 800 detenuti, in carico come esecuzione alla procura genovese, dovrebbero uscirne 250 circa.