L’industria italiana ha ancora il fiato corto

da Roma

La produzione industriale mostra un segno negativo in marzo, e conferma il momento di stasi dell’economia italiana. L’Istat segnala, infatti, un calo dello 0,2% rispetto a febbraio e del 2,5% su base annua, senza contare le due giornate lavorative perse per le festività pasquali (i dati grezzi sono ben peggiori). Le cifre dell’Istat confermano il rallentamento dall’attività economica nei primi mesi dell’anno: da gennaio a marzo, l’indice della produzione ha segnato un ribasso dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2007.
Il rallentamento dovrebbe essere proseguito anche in aprile. Non ci sono ancora cifre ufficiali, tuttavia, secondo l’Isae, nel mese scorso la produzione industriale dovrebbe aver segnato una diminuzione dello 0,9%. Il Centro studi della Confindustria valuta che il calo produttivo andrà avanti per tutto il secondo trimestre (meno 0,2%), anche se inferiore alle stime preliminari. Insomma, si tratterà di un calo «moderato». Al contrario, l’Isae prevede un mini-recupero della produzione sia in maggio che in giugno.
Il segno meno riguarda sia i beni di consumi (durevoli e non durevoli), sia i beni strumentali che quelli intermedi. Unica variazione positiva per l’energia, i cui consumi sono aumentati dell’1,5% nei primi quattro mesi dell’anno con un picco in aprile del più 3,4%. Sempre in marzo, la produzione di autoveicoli ha fatto segnare un calo del 9,2% rispetto allo stesso mese del 2007 (meno 15,1% nel primo trimestre). Fin qui i dati. Anche senza considerare la differenza di due giorni lavorati in meno in marzo, e un giorno in meno nel primo trimestre, i segnali che giungono dalla produzione industriale sono tutt’altro che positivi. Dopo il dato anomalo di gennaio, il rallentamento produttivo è andato avanti per tre mesi di fila, ed «anticipa - afferma il centro studi della Confindustria - un andamento debole dell’attività industriale nel secondo trimestre. Tale prospettiva - spiega il Csc - è confermata dall’andamento della domanda, prevista in ulteriore rallentamento secondo i giudizi sugli ordini interni ed esteri». Insomma, le imprese si rendono conto che almeno fino all’estate tirerà aria bassa. Poi si vedrà.
L’andamento incerto della produzione industriale farà sentire i propri effetti sulla dinamica del Pil: secondo la maggior parte degli economisti e dei centri studi il primo trimestre avrà ancora un segno positivo, ma molto risicato (tra lo 0,1 e lo 0,3% al massimo), ma il secondo trimestre è a rischio: Unicredit Mib prevede un trimestre piatto, e un 2008 che si conclude con una crescita dello 0,4%, a ridosso dello 0,3% stimato dal Fmi.
Neppure dal lato dei conti pubblici le cose vanno bene. L’incremento delle entrate fiscali di cassa nel primo trimestre (+6,8 miliardi) segnalato da Bankitalia, e interpretato da Pierluigi Bersani come la conferma che il «tesoretto» esiste, in realtà è un segnale negativo. L’Iva è in picchiata, e questo apre spazi a un rallentamento generale delle entrate nei mesi successivi. Niente tesoretto, ma al contrario preoccupazione diffusa.