L’industria nautica si presenta in maglietta per chiedere rispetto

(...) tanto per restare nell’ambito del conformismo di maniera. Bando, però, anche alle litanìe di stampo corporativo, mandate in onda sotto i riflettori per puro protagonismo, senza tener conto della situazione del mercato. Via libera, invece - e questo, almeno, è di conforto -, a un’analisi realistica, cruda, per certi versi anche spietata dello stato del settore e dell’economia nazionale in cui l’industria nautica occupa un ruolo di punta. Lo mette subito in chiaro (anzi: in mostra) il presidente dell’Ucina, Anton Francesco Albertoni, che si presenta all’appuntamento indossando orgogliosamente una maglietta dove sta scritto: «Industria nautica, battiamo bandiera italiana». È da capire bene, questa sorta di appello lanciato urbi et orbi. Tant’è che la t-shirt ha una scritta anche sul dorso: «90mila posti di lavoro: lavoratori, non altro. Quinta industria dell’export italiano: imprenditori, non altro. Un’eccellenza che fa scuola nel mondo: innovatori, non altro». Folclore, certo, ma anche sostanza. Più sostanza, in ogni caso, delle dichiarazioni del sindaco Marta Vincenzi che sfoggia una mise fatta apposta per non passare inosservata, lascia a Tursi la fascia tricolore, e parla di «magùn» per i tagli del governo. Le fa da sponda, per una volta, il presidente della Regione Claudio Burlando, che si dice «preoccupato» e presenta una lista della spesa che - l’occasione è ghiotta - va ben oltre la nautica da diporto: Fincantieri, trasporto pubblico locale, autonomia finanziaria dei porti, e, naturalmente, un governo di sinistra. Pur riconoscendo, bontà sua, che «le difficoltà sarebbero sempre tante e le ricette molto difficili». Al confronto, Sara Armella, neo presidente della Fiera, e Alessandro Repetto, al vertice della Provincia, risaltano come tedofori dell’ottimismo, anche se non nascondono le secche e gli scogli che la nave della ripresa dovrà scansare, minuto per minuto.
Insiste Albertoni: «Vogliamo manifestare l’orgoglio dell’industria nautica nazionale, che sa di avere clienti orgogliosi di poter mettere la bandiera italiana sulle loro barche». E conclude: «Se questo Paese ci condanna a fare imbarcazioni solo per gli stranieri, le nostre aziende saranno costrette ad andare a farle direttamente a casa loro». I dati che fanno riflettere: in un solo anno, la quota di produzione per l’export è cresciuta del 9 per cento, quella per il mercato interno è crollata del 33. «Vogliamo che la nautica venga ricompresa nel prossimo provvedimento per lo sviluppo allo studio del governo». Matteoli mantiene la barra a dritta e non si sottrae: «Anche in questi giorni sono stati presi dei provvedimenti che Ucina aspettava da tempo e aveva chiesto. Non dico che siano state esaurite tutte le richieste ma molte hanno trovato finalmente la soluzione». Ancora: «Basta pensare alla possibilità di realizzare 40mila posti barca in più, che vuol dire 10mila posti di lavoro in più, e al nuovo modo di accedere alla patente nautica. Lunedì - conclude Matteoli - la Commissione del Senato darà parere favorevole per l’individuazione di risorse destinate all’autonomia fiscale dei porti. Non è molto, ma è un inizio, un primo passo avanti fondamentale».
Un altro passo avanti lo fa, a margine della cerimonia ufficiale, il senatore del Pdl Luigi Grillo, presidente della Commissione Infrastrutture di Palazzo Madama: «A proposito di autonomia finanziaria dei porti - promette - martedì ci sarà il varo di un provvedimento che stanzia 100 milioni di euro, in grado di innescare una spirale virtuosa di risorse superiore al miliardo». Di più, per ora, non dice, ma basta e avanza per immaginarsi un bicchiere che torna mezzo pieno.