L’industria perde colpi:

Dicembre è cominciato nel peggiore dei modi: un nuovo crollo, pesante e generalizzato, ha piegato ieri le Borse internazionali cancellando di fatto le speranze di recupero della scorsa settimana. La crisi bussa ancora alle porte dei mercati, amplificata dai tonfi a catena degli indici manifatturieri statunitense, europeo e perfino cinese, mentre gli esperti economici del Nber decretano che l’America è entrata in recessione nel dicembre 2007 e che la contrazione durerà fino a metà 2009 e sarà più dolorosa del ciclo recessivo del 1981.
L’emergenza, insomma, non è ancora finita. Lo sa bene Ben Bernanke, numero uno della Fed, che considera l’economia «sotto considerevole stress» pur non accettando paragoni con la Grande depressione e ritiene «sicuramente possibili» ulteriori tagli ai tassi, ora all’1%. Lo sa anche la Bce, attesa giovedì prossimo a una riduzione del costo del denaro di almeno tre quarti di punto. Ma le armi della politica monetaria risultano spuntate se prevale la sfiducia. Wall Street ha così visto scendere ieri il Dow Jones del 7,7% e il Nasdaq del 8,9% L’Europa ha sacrificato altri 307 miliardi di euro di capitalizzazione, ignorando di fatto il via libera al piano di rilancio Ue da 200 miliardi da parte dei Quindici. A Francoforte, l'indice Dax ha chiuso in calo del 5,88% ; a Parigi, il Cac40 ha segnato -5,60%, mentre a Londra, l’Ft100 ha registrato un calo del 5,19%. Giù tutto a Milano, dove il Mibtel è arretrato del Mibtel del 5,36% e ancor peggio si è comportato l’S&P/Mib (-6,25%). Risultato, oltre 21 miliardi andati in fumo. Il calo del prezzo del petrolio, scivolato a New York sotto la soglia psicologica dei 50 dollari il barile (-9,3% rispetto a venerdì scorso), ha provocato il naufragio dei titoli energetici come Eni (-7,16%) e la controllata Saipem (-7,15%). Le situazioni di maggiore sofferenza hanno però riguardato i bancari, in particolare Italease (-16,49%), dopo le stop delle trattative con la tedesca Dz Bank, e Banco Popolare (-16,36%), primo azionista dell’istituto milanese. In affanno anche i titoli del credito in portafoglio a Romain Zaleski: Intesa Sanpaolo ha ceduto l’8,58%, Mps l’1,53%, Mediobanca il 2,78%, Bpm lo 0,73% e Ubi Banca il 3,97%. Molto debole anche Unicredit (-6,37% a 1,67 euro) che figura tra le banche creditrici del finanziere franco polacco.Vendite a pioggia scattate anche in seguito alle cattive provenienti dal fronte industriale. Il settore automobilistico continua ad arrancare (vedi servizio in altra pagina sulle immatricolazioni), mentre negli Usa l’indice Ism è crollato a in novembre a quota 36,2, minimo da 26 anni. L’area di crisi è comunque vastissima: nell’Unione europea l’indice dei direttori d’acquisti per il settore manifatturiero è piombato il mese scorso a nuovi minimi a 35,6; l’industria Russia ha tagliato l’attività al di sotto dei livelli raggiunti durante la crisi finanziaria del 1998. Perfino la Cina non si salva: l’indice Pmi manifatturiero è sceso a 38,8 a novembre da 44,6 di ottobre, segnando un calo record.