L’industria va al ritmo della recessione

Gianpietro Benedetti (Danieli): «Il nostro sistema non facilita le imprese. È complicato persino importare ingegneri»

da Milano

La crisi è tutta italiana e, ormai, lunga a sufficienza da preoccupare. Carenze strutturali, scioperi (camionisti e metalmeccanici), debolezza dell’export, vacanze di Natale e la cinghia tirata dei consumatori: cinque cause per spiegare il quarto inciampo consecutivo della produzione industriale. Un dicembre freddo al punto da gelare le prospettive sul Pil del periodo ottobre-dicembre e da indurre il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, a invocare «grandi riforme per rendere l’economia italiana più forte e più in grado di sopportare questa crisi».
I dati diffusi ieri dall’Istat sono inequivocabili: a parità di giorni lavorativi, la flessione su base annua è stata del 6,5%, il peggior risultato dal dicembre 2001, mentre la flessione è stata dello 0,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nella media d’anno, l’indice mostra un leggero aumento (0,2%), che si annulla però se corretto per i giorni lavorativi (meno 0,2%) e appare comunque nettamente inferiore al risultato 2006 (più 2,2%). Ma le cifre parlano soprattutto di uno stato di sofferenza pressochè diffuso a tutti i settori, con il comparto dell’auto in forte contrazione produttiva (meno 14,3%).
Il rallentamento della congiuntura internazionale e il forte apprezzamento dell’euro non sembrano giustificare una così pronunciata flessione. Anche perché la Francia ha annunciato proprio ieri un miglioramento della produzione dello 0,7% in dicembre e la Germania, venerdì scorso, aveva segnalato un progresso pari allo 0,8%. Anche le agitazioni dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto e dei camionisti dovrebbero aver avuto un impatto tutto sommato marginale sui livelli produttivi. Gli analisti fanno infatti notare che i consumi elettrici erano ritornati alla normalità nelle fabbriche già il week-end successivo agli scioperi. Più probabile, invece, che il deterioramento dell’output rifletta l’indebolimento della domanda interna, peraltro ben visibile nel settore dei beni di consumo (meno 0,8%), in particolare quelli durevoli (meno 1,2%).
Di sicuro, la frenata dell’industria ha avuto ripercussioni sul Pil del quarto trimestre. Gli analisti di Unicredit hanno rivisto al ribasso (da meno 0,1 a meno 0,2%) le proprie stime, quelli di Bnp sono pronti a ritoccare la previsione formulata in precedenza (meno 0,1%), mentre Intesa SanPaolo ipotizza che quest’anno la crescita del Pil possa scendere al di sotto dell’1%. L’Isae, d’altra parte, non vede miglioramenti per l’industria nel primo trimestre 2008, periodo che dovrebbe chiudersi con un calo produttivo dello 0,1% rispetto al quarto trimestre 2007.
Se Montezemolo chiede riforme («Riforme che andavano fatte quando l’economia tirava», precisa), il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, imputa i dati al «rallentamento dell’economia, del resto confermato dagli incontri internazionali», mentre il senatore di Forza Italia Maurizio Sacconi annuncia che «immediatamente dopo il voto, il governo Berlusconi farà una manovra correttiva per dare contemporaneo impulso agli investimenti e ai consumi attraverso il taglio delle tasse e delle spese». Per i sindacati, infine, sono necessari maggiori investimenti.