L’industriale enciclopedico

Q uattordici anni di lavoro, 36 volumi e 300mila voci, per un totale (nel 1937) di 36mila pagine e 60mila illustrazioni. Dire «Treccani» significa inevitabilmente pensare a quel grandioso progetto culturale che è l’Enciclopedia: la prima organica raccolta del sapere in lingua italiana e, ancora oggi, la più autorevole. Non tutti però sanno che il mecenate lombardo Giovanni Treccani degli Alfieri, nato a Montichiari (Brescia) nel 1877, prima di fondarla fu un brillante industriale tessile. E ancora meno note sono le origini operaie, che lo videro formarsi nel Vicentino come disegnatore tecnico nello storico Lanificio Rossi di Schio, fino a rilevare, qualche anno più tardi, il Cotonificio Valle Ticino allora sull’orlo del fallimento facendone un’azienda florida e produttiva.
Alle due anime - l’imprenditore e il filantropo - è dedicato il documentario di Andrea Prandstraller «Treccani e Gentile. Nascita di un’enciclopedia» ideato dal nipote Andrea Treccani (e prodotto da Mir Cinematografica con il contributo della Provincia di Milano) che stasera alle 21 sarà proiettato allo Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto 2, ingresso libero).
Quando Treccani, all’apice della sua parabola imprenditoriale, incontrò il ministro della Pubblica istruzione del governo fascista, Giovanni Gentile, il suo mecenatismo era già cosa nota (negli anni ’20, ad esempio, aveva acquistato per 3 milioni di lire la Bibbia di Borso D’Este, il codice rinascimentale miniato trafugato in Francia da Napoleone, e che Treccani riportò in Italia donandolo allo Stato). Dal sodalizio con Gentile, e soprattutto dalla convinzione - in anticipo sui tempi - che l’industria dovesse promuovere la cultura, nacque nel 1937, dal primo finanziata (per la cifra, allora iperbolica, di 54 milioni di lire) e dal secondo diretta, la prima «Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti», che divenne presto simbolo di un accesso al sapere diffuso, non più limitato alle élites. Un’opera mai vista prima, sia per ampiezza (36 volumi di mille pagine l’uno redatti da oltre 3mila studiosi) che per livello culturale: nell’intento del suo direttore infatti avrebbe dovuto coinvolgere «tutta la migliore cultura nazionale», in autonomia dall’ideologia di regime (il quale, in realtà, usò largamente l’Enciclopedia in chiave propagandistica come vessillo dell’«italica cultura»). Il documentario di Prandstraller parte da quella che è oggi l’Enciclopedia Italiana – una raccolta di 62 volumi alla cui realizzazione hanno contribuito fra gli altri Luigi Einaudi, Enrico Fermi, Gaetano De Sanctis, Umberto Bosco, Salvatore Battaglia, Claude Lévi-Strauss, Carlo Azeglio Ciampi, Rita Levi-Montalcini - per risalire alle origini del suo fondatore: dalla scalata al potere all’inesauribile attività culturale che gli valse il titolo di Senatore del Regno (1923) e la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte (1988). La pellicola, alternando filmati e immagini d’epoca (tratti dagli archivi dell’Istituto Treccani e Giovanni Gentile e del Lanificio Rossi) a documenti privati (tra cui un diario inedito che l’industriale lasciò ai figli Luigi ed Ernesto), dà voce ad alcuni illustri personaggi di quegli anni, da Gentile a Croce, da D’Annunzio a Marconi, ma soprattutto «fa parlare» il figlio Ernesto, il pittore partigiano che Treccani negli anni della Repubblica di Salò riuscì a salvare dall’arresto. Eppure, a guerra conclusa, il mecenate fu duramente attaccato dalle forze antifasciste – fino all’isolamento forzato - che lo accusarono di aver collaborato con il regime. Solo in seguito fu riabilitato, con il riconoscimento del valore dell’opera cui aveva indissolubilmente legato il nome, e la gloria.