L’inevitabile ritorno al nucleare

da Milano

Il mercato francese è il più ricco e il più grande in Europa: in molte zone il riscaldamento è elettrico, una cosa neppure immaginabile in Italia. Ma non è solo questo ad attirare l’Enel oltre le Alpi: il grosso obiettivo è il ritorno nel nucleare. I prezzi del petrolio (e del gas) e gli accordi di Kioto (quelli che limitano le emissioni nell’atmosfera) stanno imponendo la «svolta nucleare» come unica soluzione nella produzione di energia su grande scala. Eolico, solare, biomasse cresceranno, diventeranno più interessanti, ma almeno in tempi prevedibili non saranno sufficienti né a soddisfare la domanda, né ad abbattere la produzione di Co2. Così sta diventando giocoforza riscoprire il tutt’altro che amato atomo. L’Italia ha abbandonato le centrali nucleari sull’onda emotiva di Cernobil, e ha anche perso il treno della tecnologia nucleare, che ha continuato ad andare avanti. Ora l’Enel sta risalendo su quel treno, e in prima classe: attraverso cioè il più avanzato progetto europeo. Le centrali Epr saranno l’ossatura della produzione di energia in Francia del prossimo decennio. La cosa curiosa è che mentre in Italia nessuno le vuole, in Francia il nuovo impianto è stato conteso tra più comuni e alla fine è finito in Normandia. Ma ancora più curioso è che lo stesso impianto lo volevano la Finlandia e il Giappone: Parigi ha detto «no» e se lo è tenuto. L’Enel nel nucleare non ci metterà solo i soldi, ma anche gli uomini: i tecnici del gruppo italiano seguiranno la costruzione della nuova centrale al pari di quelli francesi, acquisendo conoscenze che diversamente sarebbero perse. L’Enel al nucleare sta pensando non solo da oggi: qualche mese fa ha infatti acquistato Slovenske Elektrarne, la ex società di stato slovacca per la produzione di elettricità che dispone, guarda caso, di impianti vecchi, che verranno smantellati, ma anche di nuovi, anzi, ancora da completare. I tecnici della società italiana hanno esaminato quelli in costruzione, fermi per mancanza di fondi, e hanno visto che la tecnologia utilizzata non è male, anche se non all’altezza dell’Epr. Non solo, ma anche in Romania c’è da completare un grosso impianto e Bucarest sta per lanciare una gara che affiderà la costruzione a imprese private. L’Enel non nasconde il suo interesse.