L’infelicità amorosa tra humour e malinconia

Con quella graffiante ironia che inciampa volentieri nel grottesco per ridicolizzare le storture del quotidiano, Adriana Martino firma testo e regia di La donna mancina (al Belli fino a domani), che affonda gli artigli nella coppia targata terzo millennio sbucciandone uno a uno i malesseri più diffusi. Scritto dopo il corrosivo minimusical Donne, questo nuovo lavoro ne rappresenta in un certo senso la prosecuzione, come se lo sguardo obliquo dell’autrice non potesse sottrarsi all’obbligo di calare il mondo femminile dentro la sua naturale collocazione: il rapporto a due, il matrimonio, il legame sentimentale e «sensuale» che da sempre tiene uniti maschi e femmine. Qui però, dove ritroviamo le briose e brave Gloria Sapio e Paola Sambo affiancate dagli ottimi Maurizio Repetto e Marco Casazza, questo rapporto è colto, parodisticamente, nelle sue pieghe critiche e conflittuali, con relativa carrellata di nevrosi e di (im)possibili rimedi. Tentativi maldestri di salvataggio in extremis sono infatti sia i rocamboleschi teatrini della coppia sadomaso, sia le innocue scappatelle in albergo della signora bene afflitta da un marito paralitico, sia l’entusiasta aspettativa di chi cerca negli amori passati una risposta fin troppo nostalgica al grigiore di una relazione ormai consumata, sia la sprovveduta cecità con cui una moglie infatuata del suo lui, chirurgo estetico, si trasforma in cavia piena zeppa di silicone e collagene. Per tutte e tutti vengono predisposti approdi strampalati, distorsioni bizzarre, colpi di scena imprevedibili, che mettono in gioco una ricca carrellata di situazioni/aberrazioni emblematiche. Ma al fondo resta un fastidioso senso di asfissia, palude, routine. Quell’infelicità eclatante o camuffata che nei vari quadri della pièce, intervallati da canzoni originali composte da Benedetto Giglia ed eseguite dal vivo, si insinua minacciosa. Tanto che l’atmosfera pinteriana dell’epilogo non può che suggellarla con raffinata ironia, brindando a una presa di coscienza tanto necessaria quanto - diciamolo pure - fallimentare.