L’inferno non è vuoto «Ci andranno i preti pedofili»

RomaAltro che vuoto. L’inferno c’è, esiste, e per i preti che si sono macchiati di abusi sui minori sarà ancora più duro. Lo ha detto ieri mattina in San Pietro il Promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, il maltese Charles Scicluna, che guida da otto anni la task-force dell’ex Sant’Uffizio incaricata di indagare sui casi di pedofilia che coinvolgono esponenti del clero.
Monsignor Scicluna ieri ha presieduto una celebrazione di preghiera e di riparazione per le vittime della pedofilia in San Pietro. Il Promotore di giustizia, ha commentato il noto passo del Vangelo di Matteo, che contiene le severissime parole di Gesù per chi scandalizza i bambini: «È meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare».
Scicluna ha presentato il giudizio che veniva dato di queste parole «terribili» da San Gregorio Magno, il quale rilevava che questi peccati sono molto più gravi se commessi da un religioso, tanto che per loro anche le punizioni dell’inferno saranno più dure. «Chi dopo essersi portato a una professione di santità distrugge altri tramite la parola, con l’esempio – ha detto il Promotore di giustizia – sarebbe davvero meglio per lui che i suoi malfatti gli fossero causa di morte essendo secolare, piuttosto che il suo sacro ufficio lo imponesse come esempio per altri nelle sue colpe, perché tendenzialmente se fosse caduto da solo il suo tormento nell’inferno sarebbe di qualità più sopportabile».
C’è dunque una gravità ancora maggiore negli abusi commessi da sacerdoti e Scicluna – che fino al 2005 ha lavorato alle dirette dipendenze dell’allora Prefetto Joseph Ratzinger – ripete Gregorio Magno accreditando anche l’esistenza di pene infernali ancora più dure per i religiosi pedofili.
Il diavolo come essere personale e la stessa esistenza dell’inferno negli ultimi cinquant’anni sembra essere quasi scomparso anche dalle omelie. Fece scalpore la provocazione del grande teologo Hans Urs Von Balthasar, il quale disse che l’inferno, per quanto ne possiamo sapere noi, potrebbe anche essere vuoto. Ma i Papi, hanno sempre ribadito non soltanto che il demonio esiste, ma anche che esiste la possibilità di cadere nella dannazione eterna, se si sceglie il male.
Scicluna ha sottolineato che la «Chiesa ha sempre avuto cura per bambini e deboli» e che il bambino è «l’icona del discepolo che vuole essere grande nel Regno dei Cieli». «Quanto invece diventa arida la terra e triste il mondo - ha proseguito il Promotore di giustizia -, quando questa immagine così bella, quando questa icona così santa è calpestata, infranta, infangata, abusata, distrutta esce dal cuore di Gesù un grido di eco profonda, “lasciate che i bambini vengano a me”: non glielo impedite, non siate d’inciampo nel loro cammino verso di me, non ostacolate il loro progresso spirituale, non lasciate che siano sedotti dal maligno, non fate dei bambini l’oggetto della vostra impura cupidigia».
Scicluna ha anche ricordato il dovere dei vescovi di perseguire con assoluta severità gli abusi sessuali commessi dal clero, escludendo dal ministero sacerdotale chiunque si macchi di questi crimini e deferendolo ai giudici competenti. Le parole del prelato della Congregazione per la dottrina della fede esprimono la linea della «tolleranza zero» voluta da Papa Ratzinger e manifestano la consapevolezza della gravità del fenomeno, di quel «peccato dentro la Chiesa» che Benedetto XVI ha riconosciuto durante il recente viaggio a Fatima.