L’infertilità in Italia coinvolge oggi una coppia su cinque

L'infertilità in Italia fa rima soprattutto con disagio. L'87,3 per cento delle coppie vive male il fatto di non riuscire ad avere un figlio, poco meno della metà avverte questo problema come un assillo, un «chiodo fisso», e una su tre lamenta un peggioramento nella sfera sessuale. Ancora, il 77,4 % o ritiene che le speranze di diventare genitori siano diminuite nel Bel Paese a causa dalla legge 40, ovvero quella che dal 2004 regola la procreazione medicalmente assistita. L'accusa principale (71%) è che la norma si preoccupa troppo degli aspetti etici a discapito della salute delle donne: di conseguenza, il 55,5 per cento degli intervistati si è detto disposto a recarsi all'estero. Sono questi, in sintesi, gli spunti principali ricavabili da un'indagine realizzata dal Censis per la fondazione Cesare Serono e condotta su un campione di 606 coppie in cura presso un centro specializzato. «L'infertilità è un problema diffuso, che riguarda una coppia su cinque tra quelle in età fertile. Abbiamo voluto dare voce a coloro che convivono ogni giorno con questo dramma, l'obiettivo è quello di far conoscere anche il loro punto di vista», ha spiegato il presidente della fondazione Giovanni Scacchi nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta mercoledì a Roma. Un incontro dal quale è emerso con altrettanta forza il senso di isolamento che affligge le madri e i padri mancati: in un caso su dieci non condividono la loro sofferenza con nessuno, e in uno su cinque non trovano nemmeno la comprensione di amici e parenti.
Ci sono anche altri fattori, però, che incidono sull'approccio a questo problema, dando forma ad un percorso «lungo e tortuoso» per quanti decidono di sottoporsi a trattamenti di procreazione medicalmente assistita. Una strada che diventa «tendenzialmente più facile per chi ha un livello culturale e socioeconomico elevato», come evidenzia Concetta Vaccaro, responsabile del settore welfare del Censis. Infatti, l'iter diagnostico può arrivare di media a 18,7 mesi al Sud e a 21,3 negli individui meno scolarizzati, ma scende a 9 mesi nel Nord Est e a 10,4 tra gli intervistati più istruiti. Significativa, inoltre, la testimonianza offerta da Cristina Pozzobon, specialista italiana che lavora presso la sede di Barcellona dell'Ivi, l'Instituto valenciano de infertilidad. Un centro dove sempre più spesso capita di vedere coppie italiane, ma anche donne single e omosessuali che prendono l'aereo per sottoporsi alla fecondazione eterologa.