L’influenza? Il rischio è un ricovero in ospedale

È buona la consapevolezza dei rischi legati all’influenza delle mamme italiane: quasi la metà delle intervistate (46,5%) dichiara, infatti, che l'influenza è una patologia altamente trasmissibile e più del 60% identifica correttamente nei bambini di età inferiore ai 4 anni la fascia più colpita, mentre il 63% riconosce che, nelle forme più gravi, l’influenza può portare anche al ricovero ospedaliero. È quanto emerge da un’indagine online promossa dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) ed effettuata con il supporto di Novartis. L'indagine, attualmente in pubblicazione sulla rivista scientifica Vaccine, ha raccolto un totale di 1515 risposte. Dallo studio emerge che le mamme confermano l’impatto dell’influenza sulla salute del bambino, ma anche sulla famiglia. Nel 63% dei casi almeno uno dei due genitori si è dovuto assentare dal lavoro, per prendersi cura del figlio. Inoltre, quasi 9 bambini su 10 hanno assunto un trattamento farmacologico, mentre in 2 casi su 100 è stato necessario il ricovero ospedaliero. Nonostante la copertura vaccinale per l’influenza in età pediatrica sia bassa, la percentuale di mamme che si dichiara favorevole alla somministrazione della vaccinazione per il proprio figlio, se consigliata in questo senso dal pediatra, è del 54%. «Il pediatra rappresenta la figura di riferimento per le famiglie in fatto di decisioni riguardo le vaccinazioni», spiega Alberto Tozzi, responsabile scientifico per la comunicazione della Società Italiana di Pediatria. «Promuovere formule partecipative, per esempio attraverso un’indagine come questa, nei percorsi di informazione e cura della propria salute, aiuta a stimolare i cittadini ad assumere un ruolo consapevole, responsabile e proattivo rispetto alle proprie scelte». In linea con quanto emerge anche da un recente report curato dal Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (European centre for disease prevention and control, le strategie di informazione su temi di salute e su situazioni di rischio come nel caso delle sindromi influenzali, dovrebbero essere sviluppate con un approccio partecipativo. Anziché limitarsi a costruire una comunicazione a senso unico, dove gli esperti informano la popolazione, basandosi solo su una oggettivazione scientifica del rischio, si possono ottenere migliori risultati se invece si costruisce una consapevolezza del rischio e delle strategie con i pazienti.