L’influenza A, ultima scusa per bigiare

DISCIPLINA Gli 800 «furbi» dovranno comunque seguire le lezioni. Il provvedimento influirà sul voto in condotta

«Un bel sei in condotta a fine quadrimestre non glielo toglie nessuno. E se continuano, saranno dolori anche nel secondo». Giovanni Labonia, preside del liceo scientifico di Rossano Calabro, è furioso. Da due giorni circa 800 studenti del suo istituto (ne sono iscritti 900 in tutto) hanno deciso di boicottare le lezioni e di manifestare davanti al cancello della scuola. In realtà l’iniziativa non ha nulla di politico, la Gelmini questa volta non c’entra nulla. Si potrebbe definire una vera e propria bigiata di massa perché la motivazione è di quelle che non stanno in piedi. Già, perché la gran parte degli studenti del liceo ha deciso di non entrare a scuola perché sarebbe disseminata da germi infetti, anzi dal virus H1N1. Ci sarebbero 10 studenti affetti da influenza A e dunque il pericolo del contagio sarebbe garantito per tutti. Conclusione: meglio stare fuori dalla scuola in attesa che il picco pandemico passi.
Il giochino collettivo sta andando avanti da due giorni e il dirigente commenta amareggiato. «In questo periodo devono trovare il modo per non andare a scuola ma questa volta la loro motivazione non sta in piedi. Così li ho sospesi tutti ma con l’obbligo di frequenza. Questa clamorosa azione ricadrà solo sul voto in condotta e non danneggerà il programma di studi». Ma Labonia ha minimizzato la situazione o sono stati gli studenti a ingigantirla?. «Qui non ci sono casi conclamati di influenza A – ribadisce il dirigente – si verificano in media tre-quattro assenze per classe come sempre avviene in questi periodi di raffreddamento. Mica posso chiudere la scuola per un virus che non c’è. Comunque le direttive ministeriali non consigliano la chiusura se non in casi di contagio altissimo. E non è proprio il nostro caso. Al Nord ci sono state scuole decimate dall’influenza e nessuno si è mai sognato di disertarle o di chiuderle». In effetti, la Calabria è una di quelle regioni appena sfiorate dal virus pandemico. E l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza ha seccamente smentito casi di contagio.
Purtroppo, accanto a una bravata collettiva va rilevato un altro decesso causato dal virus cattivo. Vittima un uomo di 42 anni ricoverato presso un centro di riabilitazione di Eboli, per diverse e gravi patologie polmonari e cardiache. Sempre a Eboli sono ricoverati altri 15 pazienti, fra cui 6 bambini in situazione tuttavia non grave.
E l’influenza A è stato motivo di dibattito anche all’interno della Cei. Il segretario generale mons. Mariano Crociata ha affermato che non serve adottare misure particolari nelle chiese perché «non sembra siano i luoghi più esposti». Quanto alla comunione, al segno della pace sostituito da un inchino e alle acquasantiere asciutte, il presule ricorda che fanno parte di una prassi «da gestire in maniera ragionevole e sensata dalle persone stesse». Insomma, dalla Cei, «non c’è nessuna indicazione» particolare ai parroci.