L’informativa dei carabinieri svela l’alleanza fra Gea, bianconeri e giallorossi agevolata dal passo indietro di Franco Sensi a favore della figlia Rosella Così la Roma finì nelle mani della «cupola» L’ex diesse Baldini ai pm di Napoli: «Pace sanc

«Decisivi i problemi economici che la famiglia Sensi cerca di risolvere con un accordo con Capitalia»

Massimo Malpica

nostri inviati a Napoli

La Roma completamente nelle mani di Moggi. A dar retta ai magistrati napoletani che indagano sul calcio sporco è addirittura «una succursale dell’organizzazione moggiana», con la complicità della dirigenza, ma all’insaputa della sua appassionata tifoseria. Una scalata occulta ma inesorabile al club giallorosso, reo di lesa maestà nei confronti della Juve e di Lucianone. Un take over concluso solo, secondo i carabinieri, con «il raggiungimento, da parte della compagine moggiana, del controllo sull’As Roma, ovvero sulla società calcistica che, più di ogni altra, aveva intrapreso un percorso autonomo e indipendente nel sistema calcio con la gestione del presidente Sensi». Alla fine il club capitolino è sotto schiaffo, letteralmente «agli ordini» di Moggi, che porta a termine la sua vendetta: licenziato da Sensi padre, riaccolto a braccia aperte dalla figlia Rosella. Una beffa per il popolo giallorosso, che storicamente nella Juve individua l’«avversario». E che ora scopre che proprio il dg bianconero ha imposto - rivelano le intercettazioni agli atti - che a sedersi sulla panchina dell’Olimpico fosse Luciano Spalletti.
Una storia incredibile, che per gli inquirenti conferma il ruolo dominante di Moggi nel calcio italiano e la sua capacità di sfruttare le sue conoscenze nel sistema creditizio per stringere il controllo sui club in difficoltà finanziaria. E che viene alla luce anche grazie al ruolo di un testimone lucido e preciso di quegli avvenimenti, l’ex diesse Franco Baldini, «fermo difensore dell’autonomia della società capitolina rispetto allo straripante potere dell’organizzazione moggiana», ricordano gli inquirenti. È lui che racconta ai pm partenopei Beatrice e Narducci - tramite i carabinieri che mettono a verbale le sue deposizioni il 14 aprile di un anno fa - nomi, cognomi e retroscena della pace senza condizioni imposta alla Roma dalla «Cupola», fra il tramonto di Franco Sensi, l’ascesa di Rosella, le cessioni di Capello ed Emerson, il siluramento dello stesso Baldini e un incontro strategico con il sindaco Veltroni. Ecco quello che i militari raccontano nel rapporto sulla nuova alleanza tra Gea e vertici romanisti. L’altra faccia di un’inchiesta che anche a Roma vive un capitolo importante con il fascicolo dei pm Palaia e Palamara.
La «moggizzazione» della Roma comincia a metà 2004, spiega Baldini nel suo interrogatorio, «quando per situazioni economiche ormai pressanti che riguardavano la società Italpetroli e la propria controllata Roma 2000, a sua volta detentrice del pacchetto di maggioranza dell’As Roma, è stato sottoscritto dalla famiglia Sensi un accordo per la ristrutturazione dei debiti pregressi con Capitalia». Il patto ha un costo pesante per la famiglia Sensi, rivela l’ex diesse giallorosso, perché comporta «la diretta assunzione in Italpetroli, con l’incarico di direttore generale, di Bassi, indicato espressamente dallo stesso istituto di credito». E la storia cambia. «Da qui discendono una serie di eventi - mette a verbale Baldini - che posso collocare schematicamente dapprima nel subentro di Rosella Sensi nella gestione anche formale della società in luogo del padre; subito dopo si determina, chiaramente con finalità agevolatrici in termini di mercato sia esso strettamente riferito ai calciatori che soprattutto agli accordi sui diritti televisivi, un disgelo nei rapporti con la società dominante il sistema del calcio, ovvero la Juventus». E la pace, prosegue Baldini, «è sancita dalla vendita del calciatore Emerson nonché dal passaggio dell’allenatore Capello alla medesima società». Qui salta fuori anche il ruolo del primo cittadino della capitale. «In particolare il passaggio di Emerson - racconta l’ex diesse - era stato favorito da alcuni preventivi incontri tra lo stesso Giraudo e la Sensi, che ha visto anche come propedeutica attività il contributo del sindaco di Roma Walter Veltroni». Quell’accordo tra Rosella e i vertici bianconeri consentirà a Moggi di fare il bello e il cattivo tempo in casa giallorossa, scartando e scegliendo gli allenatori della panchina della Roma, guidandone il mercato e cacciando dal club capitolino un nemico giurato: Baldini, appunto. Moggi vorrebbe addirittura sostituirlo con suo figlio Alessandro. Spinge in questa direzione con Geronzi anche attraverso la figlia Chiara, socia nella Gea con Moggi Jr. L’evoluzione della trattativa finisce agli atti grazie a due conversazioni intercettate tra il dirigente sportivo Pietro Leonardi (diesse dell’Udinese) e Francesco Zavaglia della Gea. Quest’ultimo, scrivono i carabinieri, il 19 novembre 2004 racconta a Leonardi «che Moggi è andato da Geronzi per valutare la possibilità di far entrare il figlio Alessandro nella Roma come direttore generale ma, a suo dire, sia Chiara che il padre Cesare vedono questa operazione non particolarmente utile». E il 21 dicembre 2004, ancora Zavaglia parlando con Leonardi «gli riferisce che Chiara Geronzi ha parlato con la “figlia” (riferendosi a Rosella) e costei gli ha detto che l’operazione sarebbe anche possibile, però è opportuno aspettare un po’ prima di far entrare Alessandro Moggi nei quadri dirigenziali di detta società, (evidentemente riferito all’ostacolo Baldini da rimuovere)». Moggi figlio non occuperà quella poltrona, ma «l’ostacolo Baldini» verrà rimosso nella primavera successiva, quando la Roma darà il benservito a uno degli uomini chiave per la conquista dell’ultimo scudetto. Ma i tempi sono cambiati. Ci sono ormai «conflitti d’interesse che evidentemente minano alla base la credibilità e la trasparenza di questo sistema calcio», spiega sempre Baldini nel rapporto dei pm napoletani, «prima fra tutte la posizione di Franco Carraro nella sua duplice veste di presidente della Figc e presidente del Medio Credito Centrale, istituto presso il quale è maggiormente indebitato l’intero sistema finanziario del calcio». «Ovviamente - osserva Baldini nella sua testimonianza - credo che sia stata da parte mia logica conseguenza attribuire alla presenza di Carraro, nella sua duplice veste, la netta inversione di politica societaria da parte della Roma a partire dall’accordo sottoscritto tra la stessa società e Capitalia in data 31 marzo 2004». Perché il gruppo bancario prende il controllo di Italpetroli e «determina conseguentemente l’indirizzo della politica societaria dello stesso Sensi - conclude Baldini - privandolo di autonomo potere decisionale». Una volta che in casa giallorossa il comando passa a Geronzi, si apre la strada per Moggi. Scrivono i carabinieri: «Si evince lo stretto rapporto di Moggi, in particolare, con Cesare Geronzi, presidente di Capitalia, a cui l’organizzazione fa riferimento».