L’inglese è grande e antipatico. Come Schumi


Adesso, con la calma che si conviene innanzi al nuovo campione del mondo, al più giovane iridato nella storia della formula uno, è giunto il sacro momento di scomodare un paragone che farà attorcigliare la mascella al più grande di tutti. Ma sì, a lui, a Sua Maestà motoristica Michael Schumacher. Perché il giovane Lewis Hamilton, nei modi, nelle gare, nell’irriverente aggressività con cui affronta i colleghi in pista e fuori, assomiglia terribilmente al giovane Schumacher. In molti, forse troppi, hanno dimenticato quel disgraziato 1994, anno in cui Ayrton Senna se ne andò via, anno che uccise anche il povero Roland Ratzemberger, anno in cui, però, il ragazzo di Kerpen fece volare la Benetton andando a conquistare il titolo.
In molti, forse troppi, hanno dimenticato Ayrton Senna che l’anno prima aveva quasi preso a pugni il giovane ragazzo tedesco reo di aver fatto mosse scorrette in pista. O il cazziatone che il brasiliano gli aveva rifilato lungo la pit lane un giorno che si sbracciava tanto davanti al tedescone che aggrottava, pensieroso, sia fronte che mascella. In molti, forse troppi, hanno scordato come il ragazzo venne puntato e odiato dall’ambiente e dall’ordine costituito a 300 all’ora. Solo due anni prima, nella sala ristorante di un hotel sul lago, alla vigilia del Gran premio d’Italia, il giovane Schumi era andato a salutare il suo mito, Ayrton Senna, che quasi non lo aveva guardato. Il tedescone era colpevole di aver soffiato il posto in Benetton al connazionale e amico di Ayrton, Roberto Moreno.
Questo per dire e puntualizzare che i fuoriclasse, i forti, i veloci, nel mondo che corre sono sempre accolti se non a male parole, almeno con freddezza. Tornando al 1994, celebre fu quanto avvenne nel corso del Gran premio d’Inghilterra, quando il non ancora Schumi fece un sorpasso durante il giro di ricognizione prima del via e gli venne inflitto uno stop-and-go di cinque secondi. Michelone non si fermò, concludendo la corsa al secondo posto. Venne poi squalificato per due Gran premi. E che cosa dire quando sempre Michelone vinse il Gran premio del Belgio ma fu di nuovo squalificato, stavolta per una questione tecnica? Dritto a casa senza passare dal via per l’eccessivo consumo dello scalino del fondo piatto della sua monoposto. Qualcuno brindò mentre gli sottraevano i punti di quella vittoria.
Risultato? Tre Gran premi gettati alle ortiche e mondiale di nuovo aperto. Altro risultato? Michelone arrivò in Australia, il 13 novembre, così incacchiato, ma così incacchiato che il titolo se lo andò a prendere con una ruzzata ai danni del rivale Hill entrata negli annali. Entrambi ritirati e primo mondiale al tedesco.
Quando arrivano i grandi, quelli veri, le sgomitate ci sono e l’ambiente si allea per fermarli. I piloti, pur rendendosene conto, non ammettono mai «ah be’, quello è manifestatamene più forte...». Non lo ha ancora fatto neppure Barrichello, che vive convinto di essere sempre stato al livello di Schumi ma solo meno compreso dal team. I piloti sono gente che prima di arrendersi si comporta come un branco che non vuole accettare la superiorità di chi combatte e morde per diventarne il capo.
Fateci caso, Schumacher non ha mai smesso di mordere e rompere le scatole agli altri: pensate alla manovraccia ai danni di Villeneuve a Jerez nel ’97, o alla bravata in qualifica a Montecarlo, quando si fermò per impedire il giro pole di Alonso. Scoperto e punito e relegato in fondo allo schieramento. Ed era al suo ultimo anno.
Lewis è così e sarà così. Perché all’esordio già rompeva le scatole al suo compagno Alonso, perché dopo poche gare già puntava i piedi per gli ordini di scuderia nel Gp di Montecarlo, perché in estate, a Budapest, già insultava nientepopodimeno che il suo patron e scopritore Ron Dennis, perché in Giappone lo scorso anno - come in questa stagione - le sue manovre erano discutibili.
I campioni, quelli veri, quelli enormi, sono così. Sì, ma Lewis è pure antipatico, dirà qualcuno. Certo, eccome, perché Schumi era un simpaticone quando stava in Benetton? Ci sono voluti la Ferrari e cinque mondiali di fila per farcelo amare.
BCLuc