L’inglese stritolata dal tapis roulant Il Pm: condannate i vertici dell’Ocs

Patricia Tagliaferri

Stritolata dagli ingranaggi di un tapis roulant che si è improvvisamente aperto sotto i suoi piedi. Una morte orribile quella di Sarah Marie Drummond Baldwin, la turista inglese vittima il 28 ottobre del 2003 di uno spaventoso incidente alla stazione Tiburtina in cui rimasero feriti anche due ferrovieri.
Non fu una fatalità, secondo il pm Roberto Staffa che ieri ha chiesto la condanna di tre dipendenti della Ocs, la ditta incaricata dei lavori di manutenzione del tappeto mobile. Omicidio colposo e lesioni gravissime sono i reati contestati, a seconda delle posizioni, all’allora amministratore unico della società, Domenico Leti, al responsabile tecnico, Leonardo Casali e al rappresentante della direzione della stessa ditta, Luana Lepore, che per «imprudenza, negligenza e imperizia e violazione di norme» provocarono la tragedia. Per loro il magistrato ha sollecitato rispettivamente due anni e dieci mesi di reclusione, due anni e mezzo e un anno e dieci mesi di carcere. Dopo la requisitoria del pm, il processo davanti al giudice monocratico è stato aggiornato al prossimo 20 dicembre.
Secondo la ricostruzione della Procura, il tapis roulant entrò in funzione meccanicamente per inerzia, perché non era staccata la corrente, non era stato bloccato il relativo interruttore né agganciato il freno d’emergenza. E non è tutto. Anche il freno di servizio sarebbe stato inefficiente perché era stato regolato in modo sbagliato e soprattutto non erano state montate le apposite transenne di protezione per impedire l’accesso agli utenti della stazione. Una serie di errori, dunque, che furono fatali alla donna inglese di 63 anni, scesa da poco da un treno locale proveniente da Fara Sabina in compagnia del marito. Mentre camminava sul tapis roulant del binario 25, hanno ceduto improvvisamente cinque tavole che componevano il tappeto mobile e la turista inglese è sprofondata nel vuoto sottostante, dove è stata travolta dal movimento degli ingranaggi. Inutile ogni tentativo di salvarla. Ci hanno provato in tutti i modi il macchinista Vincenzo Praticò, ferito gravemente ad una gamba nel tentativo di strappare il corpo della donna dal meccanismo del nastro trasportatore e il ferroviere Sandro Oradei, rimasto leggermente ferito ad una mano mentre spingeva il pulsante di blocco. Per la stessa vicenda il 4 ottobre 2004 patteggiarono davanti al gup Barbara Callari due operai della stessa ditta, Massimo Migotto e Sergio Marfut, condannati rispettivamente a un anno e dieci mesi e un anno, tre mesi e dieci giorni di reclusione.