L’ingratitudine di donna Rosetta

A gennaio, Rosa Russo Iervolino fu impiccata in Corso Umberto I a Napoli. Era solo un manichino, ma rispecchiava gli umori cittadini per il sindaco pd simbolo dell'immondizia. Dopo, venne il Cav che in trenta giorni gli tolse le castagne dal fuoco, riconciliandolo con la città.
Poi, vatti a fidare della gratitudine dei credenti. Rosetta, che è una baciapile, ha dimenticato il debito verso il Cav e ha firmato la petizione del Pd contro di lui, detta «Salviamo l'Italia». A chi le ha chiesto perché, Rosetta ha risposto: «Sono una donna di partito fiera di esserlo (ieri di essere dc, oggi veltroniana. Per dire la coerenza. Ndr) Perciò, firmo. Anche se il premier è simpaticissimo e ha riservato a Napoli un'attenzione molto superiore del governo Prodi». Appunto e allora? ha insistito qualcuno. Rosetta ha riflettuto e fatto questa distinzione: «Come sindaco collaboro, come politico lo combatto». Poi, sembrandole una risposta intelligente, ha sorriso soddisfatta.
La signora si è bevuta il cervello. Primo, non capisce che la sua attività politica coincide con quella di sindaco di Napoli: scindere i due ruoli è pura ipocrisia. Secondo, non spiega perché combatta oggi il Cav che le dà una mano e non l'abbia fatto invece con Prodi che, per sua stessa ammissione, la lasciò in braghe di tela. È l'opposto di quello che farebbe un sindaco degno della carica. È la prova che si schiera per ambizioni personali, non per amore della città. Solo per questo i napoletani dovrebbero cacciarla sui due piedi.
C'è poi la totale incompetenza di Rosetta.
Per restare ai rifiuti, un anno fa pretese le scuse dell'ambasciata Usa che aveva messo in guardia i connazionali sui rischi che correvano a Napoli. L'incosciente disse: «Avvertimento intempestivo. Interviene quando l'emergenza rifiuti è ormai alle spalle». L'orrido, invece, doveva ancora venire. Per dire come aveva il polso della situazione.
Due anni fa, quando forse con un po' di attenzione si poteva ancora rimediare, Prodi le mandò 30 forestali per sorvegliare le discariche e il traffico dei rifiuti. Rosetta, seccata dell'ingerenza, disse sprezzante: «Le 30 guardie le metto nella Villa Comunale a controllare che i cani non facciano pipì sugli alberi». Per dire come aveva capito tutto.
Nel gennaio di quest'anno proclamò che mai avrebbe consentito l'apertura di discariche a Napoli, troppo densamente popolata. Quattro mesi dopo, con la città ridotta a pattumiera, impose la discarica di Chiaiano (rione cittadino) al motto: «Scelta inevitabile». Per dire com'è lungimirante.
È la sinistra di governo.