L’innovazione farmaceutica è un motore dello sviluppo

La ricerca farmaceutica è tra i settori più innovativi. Nella graduatoria si colloca al secondo posto tra informatica e telecomunicazioni. A rivelarlo sono i dati emersi dallo studio Ispo che ha confrontato il grado di innovazione percepito, nel campo della salute, in 5 Paesi (Italia, Spagna, Gran Bretagna, Germiania e USA), realizzato per la seconda edizione dell’Osservatorio Salute di AstraZeneca. «L’innovazione, intesa come creazione di nuova conoscenza e di progresso per il singolo e la comunità, è, infatti, fortemente connaturata al nostro settore», afferma Raffaele Sabia, v ice president medical di AstraZeneca Italia. «Da venti anni sono scomparse- precisa - le sale operatorie per la chirurgia dell’ulcera. Negli anni Settanta su 10 pazienti che entravano in ospedale per infarto tre non uscivano, oggi su 100 infartuati ospedalizzati i decessi sono solo tre». Avanzamenti straordinari ai quali la ricerca farmaceutica ha dato un forte contribuito, la maggior parte delle molecole innovative arrivano proprio dal settore privato. «La scoperta di un nuovo farmaco è il risultato di una lunga e complessa attività di ricerca caratterizzata - aggiunge Sabia - da una componente altamente tecnologica e molto onerosa in termini temporali ed economici». Ma innovazione oggi vuol dire anche condivisione delle competenze e degli investimenti, unendo pubblico e privato. «In Astra Zeneca da tempo siamo indirizzati verso la via delle partnerships. Ne abbiamo create di molto forti con centri di ricerca o istituti di eccellenza, anche in Italia, nell’area della cardiologia e in oncologia. Stiamo cercando di favorire il bisogno di competenze traslazionali. Siamo impegnati nel campo della malaria e della tubercolosi. In quel caso, come per le malattie rare, si va a mettere insieme dei network di ricerca».
La multinazionale anglo-svedese ha una storia di ricerca e innovazione lunga 70 anni, durante i quali ha messo a punto farmaci d’eccellenza. Sono14 i centri di ricerca che coinvolgono oltre 15mila addetti in 8 paesi (Svezia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Francia, India, Giappone e Cina). Oltre al centro di Bangalore (India), un polo di eccellenza dedicato alle nuove terapie per la cura della tubercolosi. Nel 2010 l’investimento per le attività di ricerca e sviluppo è stato di 4,2 miliardi di dollari, pari al 16-18 per cento del fatturato.