L’inossidabile Bacharach tra amore e rabbia

Burt Bacharach ovvero un nobile tra i compositori di musica popolare. Un genio nell’unire la canzone «leggera» a quella di Tin Pan Alley (la zona di Manhattan dove c’erano le case editrici musicali e dove esplosero personaggi come Hoagy Carmichael, Cole Porter, Lorenz Hart) e lavorando nel cosiddetto Brill Building, sfornava successi a manetta trasformando in oro ogni motivo che toccava. E lui, a ottant’anni (è nato a Kansas City nel 1928) non appende la penna (né la voce) al chiodo e torna in Italia (dove ogni tanto fa capolino) per una breve tournée che lo vede impegnato stasera agli Arcimboldi (ore 21)con la sua orchestra di sedici elementi.
Ha appena ricevuto il Grammy alla carriera (l’ultimo di una serie impressionante di premi) e ha l’entusiasmo di sempre, la semplice complessità (o la complessa semplicità) di costruire melodie gentili, colte e di immediata presa. Ha studiato con Darius Milhaud, ha suonato il jazz e incontrato gli eroi del bebop, ama la musica brasiliana «che è la più sofisticata al mondo», sa più di ogni altro cosa vuol dire scrivere una canzone pop, e spesso fonde tutti questi ingredienti nelle sue composizioni. È modesto e non ama sentirsi paragonare a Porter, Irving Berlin o George Gershwin («sono giganti, mi tremano i polsi solo a sentirli nominare»), anche se i suoi pezzi li hanno interpretati tutti, dai Beatles a Tom Jones passando per Roberta Flack, i Drifters, Neil Diamond.
Però Bacharach ha un carnet di oltre seicento canzoni in cui può pescare per il concerto di stasera. Citiamo a caso la sbarazzina Raindrops Keep Falling On My Head (Oscar e colonna sonora del film Butch Cassidy), I Say a Little Prayer (strepitosa la versione di Aretha Franklin), I’ll Never Fall In Love Again, Magic Moments, Arthur’s Theme (altro motivo da Oscar), The Look of Love (riportata al successo da Diana Krall), The Story of My Life (uno dei suoi primi hit), Tower of Strenght che in Italia è diventata la Stai lontana da me di Celentano, fino ad arrivare all’ultimo cd At This Time, dove il maestro affronta anche brani impegnati socialmente. Citando le canzoni di Bacharach si rischia di fare una specie di lista della spesa, senza poi parlare delle sue lunghe collaborazioni artistiche, come quella celeberrima con Marlene Dietrich (che purtroppo non ha lasciato tracce discografiche) a quella con Dionne Warwick (una delle interpreti migliori dei suoi brani pensando a piccoli capolavori come Walk On By e Don’t Make Me Over) e quelle più recenti con un altro genio (stavolta inglese) come Elvis Costello che hanno portato ad album come Painted From Memory. Un gigante, che recentemente si è avvicinato anche al rap. «Quando parti dal gusto della melodia non esistono generi o stili; esistono le belle e le brutte canzoni che non si possono racchiudere dentro ad una definizione».
Ad aprire lo show del maestro la voce potente e soulful del nostro Mario Biondi.