L’inquinamento acustico rischia di bloccare il tunnel Giovanni XXIII

E adesso i cittadini assordati dal traffico chiedono i danni. Lo hanno fatto, stanchi di inviare fax di protesta e fare anticamera, i condomini di via Ottavio Ragni 11 e 15 e di via Colli della Farnesina 56, e il Comitato Farnesina. Da anni ormai gli abitanti della zona - all’imbocco del tunnel Giovanni XXIII che collega via del Foro Italico a Pinetta Sacchetti - vivono come ai bordi di una pista da Formula 1. La Federconsumatori alla quale si sono rivolti ha inviato al Comune una richiesta di danni e di interventi urgenti. Nella diffida si parla di «gravissimi disagi dovuti all’inquinamento acustico», di «un considerevole deprezzamento degli immobili di loro proprietà, oltre a un danno biologico, morale e alla vita di relazione».
Per primo Il Giornale aveva denunciato questa tortura quotidiana. Ora sotto la minaccia della richiesta di indennizzi, qualcosa si muove e il Comune ha deciso finalmente di passare ai fatti. Allo studio del Campidoglio ora ci sono le ipotesi più drastiche come la chiusura del tunnel per alcune ore durante la notte, chiesta dagli abitanti. Anche se il Dipartimento VII (Mobilità) ha fatto già sapere che questa soluzione, con la deviazione del traffico su altre vie, vanificherebbe «i vantaggi della costruzione della nuova infrastruttura». Il Dipartimento XII (Lotta all’inquinamento) dovrà valutare il ricorso alle «barriere antirumore del tipo scatolare già utilizzato in altri tratti della tangenziale est e più efficaci a contenere le immissioni acustiche». «È un primo passo, dopo anni che nessuno ci ascoltava - dice Giuseppe D’Onofrio, il portavoce del Comitato -. Per cominciare ci auguriamo che venga sistemato quello che rimane dell’area verde davanti alle nostre case, devastata dai lavori: ora è una discarica e un rifugio di drogati...».
Una situazione comunque paradossale. Come aveva sostenuto Il Giornale il rumore è dovuto innanzitutto al fatto che - scrive la Federconsumatori - «il tipo di asfalto utilizzato non è fonoassorbente, come era stato concordato tra il Comune e il comitato, ma antisdrucciolo e non limita in alcun modo i decibel ma, per effetto dell’aumentato attrito tra gomma e asfalto, genera un ulteriore rumore di rotolamento». Inoltre le barriere anti-rumore, del tipo prescelto e per come sono state posizionate, «impediscono il diffondersi dei rumori verso aree libere» mentre «li convogliano proprio verso i piani alti dei fabbricati adiacenti». «I danni da inquinamento acustico sono ancora ampiamente sottovalutati - commenta Francesco Avallone, vicepresidente nazionale della Federconsumatori - ma presto potremmo arrivare anche da noi alle cause collettive di risarcimento».
pierangelo.maurizio@alice.it