L’insostenibile leggerezza dell’assassino: «Ho confessato adesso posso andare a casa?»

Lo pensiamo spesso, di fronte alle infinite porcherie che il mondo ci propina ogni giorno: «Non c’è limite al peggio». Lo pensiamo e lo diciamo. A volte, se siamo giornalisti, lo scriviamo anche, intingendo il computer in quella specie d’inchiostro simpatico che inonda gli articoli di cronaca nera e che presto scivola via, sparisce, assorbito dalla trama delle notizie.
Ma non è vero: al peggio c’è un limite. È l’assenza del concetto stesso di «peggio». Soprattutto quando questo «peggio» non è una tegola che ci cade fatalmente in testa, non è una calamità naturale, non è il crudele destino della malattia, bensì è il frutto, il figlio degenere di una Colpa, di una precisa responsabilità che ha tanto di nome e cognome.
Ha, per esempio, il nome e il cognome di quel massacratore di Lorena Cultraro il quale ieri, terminata la ricostruzione dei fatti, rivolgendosi al giudice dei minori ha detto: «Ora che ho confessato tutto, posso andare a casa?». E il giudice, esterrefatto: «Ma dove vuoi andare? Non lo capisci che hai confessato un omicidio?». No che non l’ha capito. Non l’ha capito perché gli manca il metro di giudizio, gli manca quella scala di valori che sta un po’ sopra un po’ sotto il confine delle umane cose. Gli manca la capacità di distinguere il Grave dall’Irreparabile.
Dunque, al limite, è innocente? È innocente come il leone che sbrana la gazzella? Assolutamente no. Lui vuole «andare a casa», come un bravo ragazzo, e poi, magari, farsi un bel giro in motorino. E poi, insomma, che cosa vogliono di più: lui ha «confessato», quindi... Ma che cosa ha «confessato»? Una Colpa? No, un Errore. Sicuramente avrà detto più di una volta, al giudice, «ho sbagliato». Sicuramente avrà anche usato la parolina magica «pentito», la parolina più subdola, quella che apre tutte le porte senza chiudere le finestre dalle quali vola via la Verità. Sicuramente avrà ammesso la gravità del fatto. Ma non la sua irreparabilità.
Per lui l’Errore vale 1 e la Confessione vale -1, cioè lo annulla, rimette a posto le cose, le riporta allo status quo ante, per dirla in giuridichese. Insomma: Errore + Confessione = Libertà.
Un giorno qualcuno gli dirà: «Adesso puoi andare a casa». Allora lui raccoglierà le poche cose che gli saranno rimaste e le metterà in valigia. Vicino a un paio di scarpe nuove, vicino alla Libertà, metterà quella cosa che un tempo chiamava Errore e che ormai da molto tempo avrà imparato a chiamare Colpa. Questo, anche se non sembra, è un augurio.