L’inspiegabile guerra di Leivi contro la casa dell’ecologia

Costruita in pino d’Estonia, produce da sola l’elettricità che consuma. Ma il Comune non gradisce la novità

Per coronare il suo sogno di vivere in una casa completamente ecologica si è fatto portare il legno di pino dalla lontanissima Estonia e per due mesi ha dormito in un bungalow gentilmente offerto da un amico. E oggi che potrebbe fare i salti di gioia nella splendida casetta costruita con le sue mani sulle alture di Leivi (Chiavari), Davide Coppeno, tecnico di telecomunicazioni quarantacinquenne, non riesce a darsi pace per l'ostruzionismo del Comune rivierasco. Che non ama il suo «nido» in mezzo ai monti, vai a capire perché. E, dopo avergli concesso l'edificabilità due anni orsono, oggi se potesse tornerebbe indietro. «Anche se né il sindaco, né l'architetto del Comune hanno mai visitato la mia casa e davvero non capisco tutte le osservazioni che mi muovono da un po' di tempo a questa parte», allarga le braccia il proprietario.
Per capire, occore fare un passo indietro. Fino al 2004 Davide abitava nella casa ereditata dalla nonna a Cavi di Lavagna. «Più grande di quella dove vivo ora». Eppure gli stava stretta, con tutte quelle comodità e quegli sprechi che le case moderne si portano fatalmente dietro. Meglio venderla e con i soldi ricavati dalla cessione, buttarsi a capofitto nel sogno sempre coltivato: una casa in legno ad alta tecnologia dove ti produci tutta l'energia di cui hai bisogno, risparmiando sulle bollette e mica solo su quelle.
«Il disegno della casa è mio - racconta con malcelato orgoglio il proprietario - il legno per costruirla l'ho preso dall'Estonia. In due mesi la casa era fatta. Mi è costata 42 mila euro, il terreno che la circonda molto di più». Ma il risparmio è garantito. Di corrente elettrica Davide paga 400 euro all'anno, 80 di riscaldamento, tranne gli inverni più freddi, quando dal portafoglio arriva a scucire anche 110 euro. Tutto merito dell'ingegnoso sistema col quale è stata costruita la sua casa. Dieci pannelli solari «monocristallini» che catturano la luce del sole (con una potenza di 2 k w all'ora), e caricano 24 batterie di 50 kw che forniscono l'energia a tutto l'edificio. Per cui «se un giorno non c'è corrente elettrica, nessun problema, le batterie che ho installato sono in grado di dare energia per 27 giorni di fila col consumo ridotto all'osso». E perdipiù le batterie sono riciclabili e durano 10,12 anni. Dal contatore dell'Enel Davide «pompa» solo 1500 W all'ora, il resto lo riceve dalle batterie sistemate nella casupola di fronte all'abitazione. «In questo modo ho sei mesi all'anno di corrente gratis e all'Enel pago solo 300, al massimo 400 euro». La caldaia funziona con legno, segatura, nocciole di oliva che Davide getta dentro. «È a combustione lenta, in un anno consumo 110 euro e creo l'acqua calda per riscaldare la casa e per far funzionare lavatrice e lavastoviglie. Molto meno di quello che la gente spende di gas…».
Mica è finita. La lavatrice di casa Cappeno è un prodigio tecno - ecologico. «Carica separatamente l'acqua calda da quella fredda, ed è controllata da un computer. Sa quanto consuma?». Prego. «180 W all'ora, mentre di solito si arriva a 2200». Grazie a quattro termoconvettori ogni stanza riceve l'acqua dalle caldaie e la trasformano in aria calda. Tutto bene, insomma? Non proprio perché da un po' di tempo a questa parte il Comune di Leivi ha dichiarato «guerra» all'ecologico proprietario. Che spiega: «Avevo chiesto all'amministrazione comunale di sistemare i pannelli solari sul tetto, ma ho dovuto rinunciarvi sistemandoli per terra, perché all'architetto lassù non piacevano». Non basta. «Mi hanno imposto di rivestire i muri esterni di legno in pietra a spacco perché avrebbero dovuto assomigliare il più possibile alle case genovesi, ma che cosa c'entrano con la mia casa in legno?», si domanda l'uomo imbufalito anziché no. Inoltre la casetta dove si trovano le batterie sarebbe troppo vicina all'abitazione, «il Comune vorrebbe che sistemassi tutte le batterie nel locale caldaia, e se poi espode tutto?».
Insomma è guerra aperta e di questo passo si finirà al Tar. Ma l'uomo non si dà pace. «Questa casa vuole semplicemente dimostrare che è possibile vivere spendendo un decimo di quello che si spende normalmente». Case così stanno in piedi 300 anni, assicura chi l'ha costruita. «E il giorno che non ci sarà più la si potrà sempre riciclare come legno, concime o segatura».